Nella società Libertas la storia sportiva di tanti giovani

Non tutti sanno che, nel contesto dell’azione volta alla ricostruzione morale e civile del paese, Alcide De Gasperi, nell’immediato dopoguerra, in qualità di Segretario nazionale della DC, promosse fin dal 1945 la nascita del Centro Nazionale Libertas.

Lo scopo era quello di avvicinare i giovani attraverso lo sport sia a livello amatoriale che agonistico. La Libertas nasce in ogni provincia con propria struttura organizzativa riconosciuta dal partito tanto che il presidente ai vari livelli era componente di diritto dei corrispondenti organi di partito.

In Basilicata il promotore fù Emilio Colombo che divenne Presidente Onorario. Quello esecutivo fù Giulio Martorano cui succedette Peppino Sabia che per decenni è stato Presidente in Provincia di Potenza. In quella di Matera i decani della Libertas sono stati Vincenzo Suriano e Gino Morelli.

Emilio Colombo con i dirigenti della Libertas

In provincia di Potenza la società, prima sportiva poi polisportiva Libertas crebbe e si consolidò nel tessuto sociale, in particolare nella città di Potenza ed in numerosi comuni, grazie all’opera disinteressata, volontaria e proficua di Peppino Sabia e dei suoi collaboratori tra i quale mi piace ricordare Titino Lauria, Isuccio Gallotta ed Antonio Pesarini.

Nel calcio suoi collaboratori furono Rocco Villano, Di Tolla Roberto, Eduardo De Stefano, Polino Gino, Rocco, Mancusi Giorgio, Cesare Galligano, Alfredo e Peppino Trombone, Cesare Di Camillo, Pino Asproni, Donato Voggiano, Rocco Eufemia, il dott. Antonio Sacco e Silvio Sileo.

Nel nuoto Santarsiero Giovanni, nell’atletica Michele Riviello, nella pallacanestro Tommaso De Angelis, Toruccio Cerverizzo, Nicola Bux, Ennio Galella, nelle arti marziali Bartolomeo Zaccagnino e Antonio Santarsiero. Furono tanti altri ancora che da atleti restarono nella grande famiglia della Libertas come volontari diventando dirigenti, allenatori ed accompagnatori.

L’attenzione a tante discipline di squadre maschili e femminili giustificò la denominazione di “Polisportiva” e nasceva dalla convinzione di Sabia che più discipline potessero convivere e coesistere, consentendo di avvicinare una platea più ampia di giovani. La Libertas aggiunse al proprio nome l’aggettivo Invicta che significava invincibile, proprio grazie alle significative prestazioni degli atleti e delle squadre che ad essa facevano capo.

Peppino Sabia nel pur suo pluridecennale impegno, non ha mai voluto apparire in prima fila, ma è stato un grande costruttore ed ha lasciato un segno indelebile nella vita sportiva della regione attraverso l’aggregazione di migliaia di giovani e delle loro famiglie che hanno vissuto mediante quella esperienza un momento di forte crescita sociale. Persona non solo manager, ma soprattutto amico, confidente ed educatore di tantissimi ragazzi, non di rado di umili condizioni, che, grazie all’impegno sportivo, gratuito per tutti, ed alla condivisione di quella esperienza con i propri coetanei, spesso sono stati sottratti alle logiche devianti della strada.

Le porte della mitica sede di via Addone a Potenza sono state sempre aperte a tutti al di là del ceto sociale, delle condizioni economiche e delle convinzioni politiche. Peppino Sabia era geloso custode di questa autonomia che, peraltro la DC ha sempre rispettato. Ciò nonostante la Libertas é stata anche fucina di classe dirigente. Basti pensare, per fare qualche nome a Luciano Mancusi, Rocco Rosa e Carmelo Azzarà che sono stati suoi atleti. ma anche impegnati nelle istituzioni dove venivano eletti.

Tra i principali meriti di Peppino Sabia vi è stato quello di rendere sempre gratuita per tuti l’adesione alla Libertas comprensiva dei rilevanti oneri per far fronte ai corredi sportivi ed ai costi di partecipazione a tornei individuali e di squadre. Nonostante le difficoltà finanziarie Sabia non si è mai tirato indietro, riuscendo sempre, insieme ai suoi collaboratori, a tenere alto il vessillo della Libertas. Insomma. una pagina importante della storia sociale e politica della Basilicata giocata da personalità come Peppino Sabia, Vincenzo Suriano ed i propri collaboratori, forse troppo presto dimenticata.

A loro va il merito della crescita dell’attività sportiva lucana ed il grato ricordo di chi, ancora oggi, apprezza l’impegno profuso da uomini capaci di rappresentare un modello disinteressato di valori, etici e sociali che si richiamavano agli ideali cattolici-democratici.

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