La venerazione di San Francesco di Sales a Francavilla

San Francesco di Sales

San Francesco di Sales nasce in Francia il 21 agosto 1567 da una nobile famiglia, il padre sogna per lui una brillante carriera giuridica tanto da fargli intraprendere studi giuridici a Parigi prima e a Padova poi.

È nella città veneta che Francesco, dopo la laurea in giurisprudenza, matura la volontà di diventare sacerdote. Il suo desiderio si realizzerà il 18 dicembre del 1593, data della sua ordinazione sacerdotale.

Viene inviato in Francia nella regione Chablis; spinto però, da un’enorme desiderio di salvaguardare la cristianità, chiese al Vescovo di farsi destinare a Ginevra che rappresentava il simbolo supremo del Calvinismo. Non si fece remore a imbracciare un dialogo teologico profondo con i protestanti tanto da convertirne molti al cattolicesimo.

Si racconta che, non sentendosi soddisfatto delle sue prediche dal pulpito, incominciò ad ingegnarsi nella pubblicazione di fogli volanti che distribuiva ovunque e affiggeva sui muri e infilava sotto le porte delle abitazioni, questa sua metodologia lo ha reso, in seguito, Santo Patrono della comunicazione sociale, Patrono dei giornalisti e di quanti si prodigano a diffondere il cristianesimo avvalendosi di mezzi di comunicazione sociale.

S. Francesco di Sales

Riportiamo il pensiero di don Giovanni Lo Pinto responsabile diocesano della comunicazione:

“La pandemia ci ha aiutato a dare valore nuovo ai social, ai media e ai mezzi di comunicazione privati e di massa.

I media ci hanno permesso di abbattere le distanze e di far fronte all’isolamento in questo periodo così difficile e per tanti di distanze abissali e di tremenda solitudine. Per molti sono diventati occasione preziosa per abbattere le distanze e per continuare a sentirsi vicini pur essendo fisicamente lontani. Per tanti sono occasione di evangelizzazione e di racconti positivi che edificano e sostengono nelle prove, incoraggiando e spingendo al bene.

Difatti oggi, più che mai, prendiamo atto che la vecchia distinzione tra reale e virtuale perde qualsiasi significato. Come già Pierre Levy aveva ben spiegato negli anni Novanta, il virtuale non identifica ciò che si contrappone al reale, quanto piuttosto all’attuale: un testo scritto sullo schermo del mio computer o del mio smartphone non è irreale, c’è, si vede; la sua virtualità dipende dal fatto che, rimanendo sullo schermo, è modificabile nel contenuto e nella forma; lo attualizzo quando decido di stamparlo o di trasmetterlo a qualcuno perché possa appropriarsene.

“L’ambiente mediale oggi è talmente pervasivo da essere ormai indistinguibile dalla sfera del vivere quotidiano. La rete è una risorsa del nostro tempo. E’ una fonte di conoscenze e di relazioni un tempo impensabili” (Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali 2019). La rete oggi resta un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri, per fare comunità in maniere nuove ma può anche potenziare il nostro autoisolamento, come una ragnatela capace di intrappolare. Lo sappiamo bene, lo sanno bene gli educatori che si preoccupano in particolare dei più piccoli. Parlare di media oggi è considerare una risorsa straordinaria che rischia di essere anche insidia al contempo. A noi la sfida di valorizzarli perché possano rappresentare non solo mezzi ma ambienti di vita buona, continuità con la nostra esperienza relazionale e cordiale”.

Il sacerdote Francesco, in seguito Vescovo, si affermava quale padre della spiritualità moderna, tanto da orientare il pensiero verso il cattolicesimo moderno di tutto il seicento europeo. Fu considerato uno dei principali rappresentanti dell’umanesimo devoto, innamorato della bellezza e della bontà di Dio.

Festa di S. Francesco di Sales anno 1957

L’Enciclopedia Garzanti della Letteratura lo definisce:

“elegante predicatore e prosatore alieno dai toni aspri, abile nell’intrecciare immagini e idee”.

Il calendario liturgico della Chiesa universale ha fissato la sua memoria al 24 gennaio, anniversario della traslazione delle reliquie, mentre la messa tridentina continua a osservare la data tradizionale del 29 gennaio.

Francavilla in Sinni, in tempi passati, venerava questo Santo con festeggiamenti sontuosi in pieno inverno, infatti lo si festeggiava il 29 di gennaio e non il 24, come lo ricorda la Chiesa universale, si racconta che veniva visto, dalla credenza popolare, quale Santo che proteggeva i prodotti derivati dalla uccisione del maiale a sostentamento delle famiglie.

In questo giorno il Santo veniva portato in processione per tutte le vie del paese, accompagnato dalla banda musicale e durante la processione le famiglie aprivano le loro case perché al passaggio del Santo fossero benedetti i salumi.

La tradizione contadina di un tempo vuole che, quando si ammazzava il maiale, venissero coinvolti i familiari e i vicini di casa, i quali erano considerati quasi alla stessa stregua dei parenti, questo aspetto infatti, rappresentava un momento di convivialità e di aiuto reciproco.

Nel giorno di San Francesco di Sales a Francavilla si usava ammazzare il maiale, per onorare il Santo e propiziarsi la sua benedizione. Era usanza, infatti, per le famiglie più agiate ammazzare il secondo maiale, perché il primo veniva ucciso prima o durante le festività natalizie; per le famiglie meno abbienti era questo l’unico momento che, all’interno del vicinato oppure della famiglia, si consumasse il rito dell’uccisione del maiale.

Chi aveva già consumato il rito dell’uccisione del maiale, ne conservava il cuore che poi mangiava nel giorno dei festeggiamenti del Santo.

Le feste di paese, negli anni addietro, soprattutto a Francavilla, segnato da povertà diffusa, si svolgevano sotto il segno della solidarietà, della partecipazione collettiva, ognuno per come poteva partecipava e contribuiva in modo spontaneo e generoso. Le questue erano perlopiù sotto forma di baratto, infatti gli organizzatori delle varie feste raccoglievano non soldi ma prodotti della terra che le famiglie coltivavano e donavano con devozione.

L’aspetto religioso di ogni festa veniva curato dal Parroco pro tempore, mentre i festeggiamenti civili venivano affidati a persone del popolo, persone vicine alla Chiesa e devoti al Santo, anche questa festività seguiva le stesse regole, infatti si ricorda che per un lungo periodo fu Antonio Donadio padre di Felice, Policarpo e Giuseppe (Autoricambi Donadio) ad occuparsene, dopo subentrò Savino Donadio e i suoi dieci figli fino agli anni ’80.

S. Francesco di Sales

Si ricorda inoltre che questi festeggiamenti sia pure ricadenti in pieno inverno (durante i giorni della merla), si caratterizzavano per la presenza costante della banda musicale e dei fuochi artificiali, un altro aspetto che caratterizzava questa festa era che dopo aver assistito ai fuochi pirotecnici il Santo veniva riportato nella Cappella di Sant’Antonio e i suonatori si recavano, suonando, presso l’abitazione dell’organizzatore della festa dove venivano offerti biscotti caserecci e vino locale.

Sarebbe bello riproporre alla devozione popolare la figura di San Francesco di Sales, che per molto tempo è stata conosciuta nella nostra comunità locale quale unico San Francesco, infatti molti nati a gennaio portano questo nome per onorare il Santo, come pure gli onomastici venivano festeggiati il 29 di gennaio.

Essendo queste le nostre tradizioni autentiche dettate dalla volontà popolare dei nostri avi e coltivati per lungo tempo, sarebbe bello opportuno e rispettoso riprendere questa venerazione in un momento particolare della vita comunitaria.

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