Fratelli… di Fuoco

FRATELLI… DI FUOCO

A. G. Covino

Ulula il branco

 e mostra i denti arrotati.

Pertinace, col guardo pungente,

punta l’impavida preda.

 

Faretre colme ed archi tesi:

Esuberante risposta degli offesi!

 

Vibra di nuovo e trepida il mondo

sordo ai moniti della storia.

Si riapre il sipario

per gli attori forier di tragedia.

 

Con le fauci spalancate,

irrompono rauche le canne infuocate.

Il sole cade nell’occaso.

Ardui fragori e sirene truci,

ghiacciano l’algido sangue,

ma l’orgoglio vince il timore.

 

Va l’infernale aria caliginosa,

 ed infanga ogni fiore ove si posa.

 

Nei quassati solchi dei campi ubertosi,

squallidamente arati dal bigio piombo,

va la funerea semina di acini

che giammai sortiranno germogli.

 

Valorose chiome bionde,

vittime delle avverse sponde.

 

In frotte migrano gli esuli

sotto il peso dei loro fardelli:

col viso umido, attoniti e mesti.

Dove approderà il naviglio?

 

Stringe, la mia paturnia indigesta,

 un nodo alla gola per chi va… per chi resta.

 

Bramosia, bramosia del potere,

sei tu genitrice d’angoscia

e, senza scrupoli ne tregua,

frangi alber’in fiore e teneri virgulti.

 

Vincitori e vinti

tutti atroci, tutti vinti!

 

Bramosia, bramosia del potere,

dove seppellire il dolore

affinché più nessuno lo veda,

affinché più nessuno lo senta?

 

Bellicosi, satropi e scellerati pupari,

tra gorilli e cronisti, tutti rei di loschi affari!

Infuria la procella,

le stoppie ancor fumanti,

si fa rubra l’acqua  fluente

e, tremante, affoga nei flutti.

 

Chiedono pane le carni dolenti:

raccolgono solo schegge roventi.

 

Urbi effratte, scheletrite,

ove  l’acqua, un di limpida e fresca,

è pozzanghera saniosa

in cui le stelle si vergognano di guazzare.

 

Se il fiume esonda si perderà la speme,

fermati Caino che il mondo geme!

 

Piove,

piove e tutti si bagnano:

sono lacrime di Dio impotente

che osserva dal cielo plumbeo.

 

Madre dell’odio sempre pregna

per una volta renditi degna!

 

Nei tetri ed angusti confini ipogei,

senza fine va il tempo e tedioso,

disperate litanie e suppliche

a fatica varcano i cieli cocenti.

 

 Dio riprende le redini e si palesa:

giustizia  sarà per il torto e per l’offesa!

Maestoso, appare all’orizzonte

 l’agognato arco, spinto dallo zefiro

 e sorretto da stormi di colombe

che tornano ai nidi per rassettare.

Il cuore zoppica, ma più non duole,

nel cielo splende il chiaror del sole!

22 marzo 2022 Antongiulio Covino  

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