La lucertola e il gatto Ivan (favoletta)

Un ramarro sul muretto diroccato incontra una lucertola gialla e blu: nota che le manca la coda e le chiede perché. «Eh,» – fa quella scuotendo il capo – «per poco non ci lasciavo la pelle e dicevo addio a questo mondo. Sono viva per miracolo!»

Lucertola

«Cosa è stato?» la incalza il ramarro curioso.«Racconta».
«Mi vengono i brividi lungo la schiena solo a pensarci».
«Non tenermi sulle spine, dài!»
«Conosci quel gatto rosso che tutte le mattine si fa un giro per il giardino in cerca di cibo per la sua colazione?»
«Chi, Ivan?»

Ramarro


«Sì, proprio lui!…Sentivo la sua padroncina, l’altro giorno, che si lamentava perché lo schizzinoso non vuole più mangiare croccantini: preferisce la carne viva, soprattutto le lucertole grassottelle come me. Per questo lo tenevo d’occhio da un po’ di tempo e me ne stavo alla larga quando lo vedevo gironzolare con quell’aria da padrone (del gas). Ma non è bastato! L’attenzione non è mai troppa: bisogna stare sempre all’erta per sopravvivere in questo mondo! Solo un attimo di distrazione e me lo sono trovato con le grinfie addosso all’improvviso mentre prendevo un po’ di sole. Ho capito subito la fine che avrei fatto. Per fortuna ho i riflessi pronti. Mi sono ricordata di quel proverbio che recitava la buonanima di mia nonna: «In caso di pericolo», raccomandava sempre, «Meglio un quinto che un quintale!»

Così ho deciso all’istante di lasciargli in pasto la mia lunga coda. Scioccato e confuso da questa mossa inaspettata, il “Terribile” ha fatto un balzo indietro non curandosi più di me. Ho colto subito l’attimo e mi sono infilata nel mio pertugio col cuore in gola che mi batteva a mille all’ora. Dal buco lo osservavo per capire che intenzioni avesse.L’ingordo sembrava soddisfatto: si divertiva a giocare e a cincischiare con la mia coda staccata che si contorceva e si attorcigliava sotto il suo naso. Poi, tutto impettito è andato via col suo trofeo di guerra in bocca. Ora spero solo che il mio sacrificio possa guarirlo dalle sue paranoie e che mi lasci in pace.»

(Filippo Di Giacomo©aprile2022)

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