Peonia peregrina, un fiore da scoprire e salvare

Una fioritura meravigliosa da scoprire con foto di flora spontanea, di ambienti naturali e di paesaggi, domenica 22 maggio, nella Giornata mondiale della biodiversità, a San Paolo Albanese, durante la passeggiata ecologica, promossa e organizzata dal Comune. La lunga storia, le origini sconosciute

Annibale Formica

«Banxhurna ka Karnara», la peonia peregrina, selvatica, è in piena fioritura, in questi giorni, nei terreni incolti intorno alla cima del monte Carnara, «bregu Karnares», a San Paolo Albanese. A lei sono riferite le parole, nella lingua parlata arbëreshe, di un canto popolare dedicato alla bellezza delle ragazze del paese. «këto vashasitë e tona çë na undruan si xhinduldhona, faqe kuqe si koqe sheg, si banxhurna tek një breg» (queste nostre ragazze, vestitesi a nuovo come gentildonne, con guance rosse come chicchi di melograno, come peonia su un monte). Sono un omaggio alla bellezza delle donne, queste peonie, che, come è ricordato in un post del 24 settembre 2012 (1), il poeta Corrado Govoni considerava «rose esagerate, rose dionisiache».

La Giornata mondiale della biodiversità

Per celebrare l’adozione della Convenzione sulla diversità biologica firmata a Nairobi, in Kenya, nel 1992, con l’obiettivo di tutelare la diversità biologica del pianeta, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato, nel 2000, il 22 maggio di ogni anno Giornata mondiale della Biodiversità. La diversità biologica è vitale per l’integrità del mondo naturale e per la salute e il benessere degli esseri umani. Serve, perciò, oggi più che mai, monitorare e comprendere la situazione della biodiversità, nel tempo e nei diversi ecosistemi, per affrontare l’emergenza dei cambiamenti climatici e per garantire il futuro del territorio e dei suoi abitanti. La biodiversità e i processi sistemici che la riguardano forniscono, infatti, un supporto insostituibile alla qualità di vita dei suoi abitanti e forniscono le fondamenta di uno sviluppo economico durevole di tutto il contesto territoriale di riferimento. Gli ecosistemi naturali sono un prezioso magazzino di informazioni accumulate nel materiale genetico di milioni di specie e di sottospecie in oltre 3,5 miliardi di anni di evoluzione. (2)

La passeggiata ecologica

«Domenica 22 maggio 2022 il Comune di San Paolo Albanese ha organizzato una passeggiata ecologica “banxhurna ka Karnara” per “mettere in scena”, nell’areale di vegetazione della peonia peregrina di Monte Carnara, una manifestazione dedicata alla simbiotica relazione tra la natura e la cultura arbëreshe locale. Si tratta di un evento all’aperto; una passeggiata fatta a scopo di svago, di ricreazione e di studio; una gita in montagna, da turista, alla scoperta e alla conoscenza della “banxhurna ka Karnara” e dei suoi valori ecoantropologici; un cammino lento lungo un percorso tra gli alberi di farnetto del bosco Capillo; una visita guidata, “a più voci”, al paesaggio identitario, ai luoghi della peonia peregrina in fiore e al punto panoramico di Timpa della Guardiola, a 1.230 metri, davanti alle vedute delle Serre del Dolcedorme, delle Ciavole, di Crispo, del Prete e di Monte Pollino. L’evento intende svolgere la funzione di laboratorio didattico ed esperienziale con il compito di scoprire, osservare, percepire, conoscere, riflettere, studiare, proteggere e valorizzare la peonia peregrina del Monte Carnara, chiamata, nella lingua parlata arbëreshe, “Banxhurna ka Karnara”, e l’intero ecosistema naturale, culturale, storico, socio-antropologico di San Paolo albanese». (3)

È questa la nota con la quale il Sindaco, Mosè Antonio Troiano, ha invitato ad aderire, condividere, collaborare, essere presenti e partecipare alla passeggiata ecologica «per arricchire l’attività esperienziale di tutti nella osservazione, nella interpretazione naturalistica e culturale e nella conoscenza scientifica di una specie botanica spontanea del luogo, tanto amata, cantata e raccontata dalla minoranza etnico-linguistica arbëreshe di San Paolo Albanese, lungo gli oltre cinque secoli dal suo insediamento in questo piccolo borgo del Parco nazionale del Pollino».

È una premessa accattivante per sollecitare a uscire all’aria aperta, a muoversi, ad intraprendere il cammino, la passeggiata ecologica, e ad andare per fiori, per erbe, per piante, a fare ricerche botaniche e ad imparare a conoscere piante selvatiche. Ma anche per fare molto altro, molto di più: per scoprire il loro nome in arbёresh e il mondo culturale che gli sta dietro.

Seguo da sempre, da una vita, e cerco di capire e di imparare una disciplina che non conosco, ma che tanto mi appassiona. Mi interessa sapere, parlare, scrivere dei linguaggi della cultura materiale, di un mondo, di un paesaggio naturale, rurale, contadino, agropastorale, di cui sono rimasti a San Paolo Albanese segni ancora utili per un lavoro di recupero e di riappropriazione di oggetti, di situazioni, di condizioni umane, di modi di fare che stanno per scomparire o già non ci sono più.

In preparazione di un mio intervento al 1° Festival delle lingue di minoranza, a San Costantino Albanese, il 29 novembre 2008, mi sono esercitato a ricordare e nominare elementi di vita quotidiana, domestica, collettiva, lavorativa, elementi naturali, biologici, conoscenze botaniche, specie vegetali e animali, linguaggi, segni, eventi climatici, atmosferici e dirli nella lingua arbëreshe, «gljuha arbëreshe». (4) È la lingua madre, che parliamo noi nativi. Dà voce alla vita quotidiana della comunità, ai canti e agli stornelli: kënkat e vieshet. Attraverso gljuha arbëreshe si scopre la vita e il mondo di San Paolo Albanese, Jeta Shënpalit. La si scopre percorrendo, misurando, vivendo con emozione lo spazio che, a piedi o a dorso d’asino o di mulo, attraversavano ogni giorno con fatica i nostri contadini, i nostri pastori, i nostri genitori, i nostri antenati. Si può comprendere dal vivo, in questo modo, la dimensione del territorio, della natura, della cultura, delle credenze e degli affanni degli uomini e delle donne che vi abitano. Non è un pensiero, un sentimento rivolto al passato, ma un’idea, una prospettiva vissuta con l’orgoglio di una civiltà in cammino, che interpreta e rappresenta i bisogni della casa comune e del bene comune in forma di servizio economico, sociale e culturale, anche etico, a beneficio della comunità e di chi ne fruisce.

Uscendo dal paese e attraversando il bosco Capillo si viene a contatto con un’area forestale di notevole pregio naturalistico, caratterizzata da una specie endemica di farnetto di alto fusto. Gli stress climatici, il riscaldamento, la siccità stanno imprimendo al bosco uno stato di grande sofferenza, anche se il paesaggio sa di miracoloso per come resiste. Gli alberi di farnetto, però, sono in forte declino, su di essi, perciò, si sta conducendo una campagna di ricerca per lo studio dei cambiamenti climatici. Dal bosco c’è la possibilità di deviare dal percorso, che porta in montagna, per visitare anche il Giardino botanico «ka kronjezit», un museo all’aperto di storia naturale, dove si conservano, si studiano, si osservano specie di fiori e di piante, frutti antichi, piante rare, specie endemiche da proteggere, e tra queste la peonia peregrina, banxhurna.

Superato «kroi kacamites», la fontana del Caprio, si apre una spianata, dove, a ridosso dei 1285 metri s.l.m della cima del Monte Carnara, la peonia peregrina, «banxhurna», è, in questi giorni, in piena splendida fioritura.

Dalla cima della Carnara, in mezzo al campo di peonie l’occhio può allungare il suo sguardo per osservare verso sud-ovest i 2267 metri s.l.m. di Serra del Dolcedorme, i 2.248 metri s.l. del Monte Pollino, le ampie distese dell’associazione abete-faggio di Cugno Cumone e di Cugno dell’Acero e le colonie di pini loricati sui costoni dolomitici del massiccio montuoso. Verso nord-est si ammira, invece, l’azzurro del mar Jonio, una veduta che cattura il cuore e le mente dei Sampaolesi, proiettandoli con l’immaginazione verso la Morea, la terra lasciata oltre cinque secoli fa per approdare in questi luoghi. Dal Timpone della Guardiola si coglie il panorama del centro abitato di San Paolo Albanese e della Valle del Sarmento, tutta inondata dal colore e dal profumo della ginestra.

La memoria e i sentimenti fanno vibrare, d’incanto, le corde nostalgiche della patria di origine e degli antenati immigrati, delle madri, dei genitori che, secondo una leggenda tramandata nei secoli, portavano quassù, sul Carnara, i loro bambini appena nati e, rivolti verso il mare e l’amata patria, li sollevavano al cielo, cantando la dolce e struggente «Oj e bukura More, si te le u më nёk tё pe. Atje kamë u zotin tat, atje kamë u zonjen mёmë, atje kamë edhe t’imë vёlla. Gjithë mbuljuar edhe ndën dhe» (Bella Morea, da quando ti ha lasciata, non ti ho più rivista. Lì, ho mio padre, mia madre, mio fratello. Tutti sepolti sotto terra).

È un’evocazione storica sulle origini che si intreccia con la parola arbëreshe «banxhurna». Per il rilevante ruolo che ha sempre avuto nella tradizione arbëreshë del paese, nella cultura della comunità etnico-linguistica locale, nelle relazioni sociali, nelle feste e nelle cerimonie, come il matrimonio arbëresh, la parola «banxhurna» è stata sempre usata per comporre piccole storie, anche familiari, aneddoti, versetti, «kënkat» e «vieshet». Carnosa, delicata, permalosa viene associata a una donna bellissima, ma sgarbata, con virtù e difetti, come l’odore forte e acre del fiore, che, una volta colto, si sciupa rapidamente. (5)

Desiderio e curiosità di sapere l’origine, la etimologia della parola arbёreshe «banxhurna», mi spingono a interrogarmi, ad indagare, a fare congetture, specie in mancanza di riscontri scientifici. Il fiore nasce bocciolo, perfettamente tondo, compatto, duro. Poco a poco si ingrandisce e sboccia, mostrando i suoi bellissimi e vellutati petali rossi, molto luminosi, in mezzo ai quali fa grande mostra un gioiello di stami giallo oro.

Sboccia al mattino e si richiude a sera. Alcuni di noi si sono avventurati, perciò, ad immaginare che volesse dare il buongiorno e a mutuare il nome dal termine francese bonjour, ipotizzandone l’entrata in uso dopo il 1806, durante il cosiddetto «decennio francese» nel regno di Napoli.

Senza pretesa di conoscenze e di competenze specifiche sull’etimologia della parola arbёreshe «banxhurna», si può, più semplicemente e più verosimilmente, farla derivare dalla lingua albanese, «gjuha shqipe» parlata in Albania, dove la peonia è chiamata «bozhure».

Qualche anno fa, quando mi ha sentito parlare della «banxhurna», una donna romena mi ha riferito che quel fiore è molto noto e diffuso anche in Romania e che in lingua rumena si chiama «bujór». Ho sentito anche nella parola «bujór» una certa assonanza.

La parola peonia ha origini antichissime e, secondo una delle versioni della mitologia greca, racconta di un medico degli dei di nome Peone, che curò le ferite del dio degli inferi Ade, infertegli da Eracle, e di Zeus che per salvarlo dalle ire di Asclepio, dio della medicina, lo trasformò in una peonia. Ne parla anche Omero nella Iliade. La peonia peregrina, la «paeonia peregrina Miller», oltre che in Italia e, in particolare, nel Parco Nazionale del Pollino, è presente anche in Ucraina, Moldavia, Romania, Bulgaria , Serbia, Bosnia, Montenegro, Kossovo, Albania, Macedonia, Grecia, Turchia, dove è soprannominata «La peonia rossa di Costantinopoli».

Peonia

Proprietà

Dai greci e dai Romani, ma anche dalle altre popolazioni dell’Europa meridionale e dell’Asia le radici e i petali della peonia venivano usate come efficace medicina contro la malaria, l’epilessia, l’insonnia. Sebbene tossica, poteva, con molte precauzioni, essere sfruttata per le sue proprietà toniche, antiossidanti, idratanti, lenitive, antispasmodiche, sedative, diuretiche.

Era credenza che i semi, appesi al collo di un neonato, scongiuravano i dolori della dentizione.

Gli antichi la consideravano una pianta degli dèi capace di allontanare gli spiriti maligni.

La peonia peregrina è un fiore unico, rosso, bello, sontuoso, maestoso, molto appariscente per le dimensioni e per il colore dei petali.

Per le sue corolle colorate, la peonia contende alla rosa il titolo di regina dei fiori.

E, nel linguaggio dei fiori, indica timidezza, vergogna, nobiltà, eleganza, raffinatezza.

È ritenuta di buon auspicio.

È un fiore di gioia.

È un fiore d’amore.

«Banxhurna ka Karnara» va urgentemente protetta.

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