Intervista a Rocco Perrone

La pittura di Rocco Perrone, fra dimensione onirica e luminoso equilibrio.

Rocco Perrone vive e lavora da sempre in Basilicata a San Severino Lucano. Paese natio dal quale non si è mai separato, se non per i suoi viaggi culturali e di lavoro. Dipinge in una grande mansarda che ha adibito a studio nel centro storico del paese e dove, tra pause e riprese, da qualche anno è ritornato al suo lavoro di artista a tempo pieno, una passione che lo accompagna fin da quand’era ragazzo.

Segue prevalentemente il filone di ritrattista e di paesaggista e cui si è sempre affiancato un prezioso, oltre che eccellente e apprezzatissimo lavoro di copista. Nel suo lavoro creativo, si coglie una dimensione onirica e misteriosa: i colori e le forme sono avvolti da un velo di sogno e creano un ponte tra realtà e immaginazione, passato e presente. Nei suoi scorci di paesaggio che tanto richiamano la valle, i fiumi, i monti del suo Pollino lucano, lo splendore di una luce debordante destabilizza quelle forme, le rende incerte e le trasforma in un mondo fantastico e surreale. Magico direi, in cui palpita un altrove sognato, desiderato o solo immaginato.

Qual è il rapporto di Rocco Perrone come uomo e artista con la sua terra di origine?

Mentre mi accingo a rispondere, alzando lo sguardo vedo appeso alla parete un acquerello, rappresenta uno dei nostri fiumi con gli alberi che gli fanno da cornice. Poco più a destra un altro acquerello con lo stesso soggetto riprende il fiume da un altro punto di vista, al centro due figure sembrano allontanarsi percorrendo la riva: le mie due sorelle. Alla parete destra altri tre dipinti raffigurano mia nonna. Sopra il mobile alla mia sinistra vi sono posati una cornice con la foto dei miei genitori e un orologio fermo. Mentre alla parete un orologio a pendolo scandisce il tempo ricordandomi il mestiere di mio nonno e di mio padre. Forse sta proprio qui la mia risposta.

Come ti sei avvicinato al disegno e alla pittura?

Avevo l’età di circa cinque anni, ricordo che ero seduto vicino al fuoco del camino, mia madre mi diede in mano un libro, un foglio di quaderno e una penna per farmi scarabocchiare qualcosa e mi consigliò di stare un po’ più lontano dal fuoco, al sicuro, perché lei doveva svolgere alcune faccende di casa. Sfogliando il libro mi colpì una particolare illustrazione: un salvadanaio sorridente “aveva gambe e braccia” che inseriva una moneta nella testa, un po’ somigliava agli emoji che si usano tanto oggi per comunicare con i cellulari. Riprodussi a penna l’illustrazione con molto successo, alle scuole elementari ricordo che facevo dei bei disegni. Così non smisi mai di cimentarmi con questa disciplina.

Da dove nasce la tua ispirazione quando cominci a creare un lavoro?

L’ispirazione non la cerco, nasce lavorando, mi piace anche solamente dipingere “pittura per la pittura”, senza pensare che ne esca fuori un lavoro di una certa importanza.

Cosa, di un tuo dipinto, mette meglio a fuoco la tua personalità artistica?

I miei lavori hanno tutto un loro registro. Guardo attentamente il soggetto da rappresentare e poi aggiungo o elimino alcune cose, modifico anche i colori, in modo tale da poter ottenere un risultato a me soddisfacente, un procedimento istintivo che dà un’impronta personale al mio lavoro.

Quali sono i colori prevalenti della tua tavolozza?

Ogni mio dipinto ha una tonalità diversa da quello precedente, un racconto nuovo ogni volta. Il mio stile pittorico è riconoscibile subito dagli osservatori, ma il coinvolgimento emozionale per loro cambia ogni volta. I colori bruni e le terre di Siena “soprattutto la bruciata”, sono stati presenti nella mia pittura sin dai primi lavori.

Colpisce nelle tue tele il cromatismo pulito, la levità e la freschezza del tratto. Cosa puoi dirci della tua tecnica pittorica?

Lavoro molto sull’abbozzo, a più riprese insisto con il bianco dato molto a corpo per creare una base alle luci “ sto descrivendo la tecnica ad olio”; i chiari, le mezze tinte e le ombre vengono fusi in modo impercettibile. Procedendo , i colori li do a paste più leggere, concludo poi con le velature «colori poco coprenti molto diluiti nell’olio » che lasciano trasparire le tinte sottostanti. Queste velature, date in ultimo sui toni di base del dipinto, donano luminosità alle parti in rilievo e profondità a quelle in ombra “levità e freschezza”. I grandi maestri del passato ne hanno fatto un buon uso di questa tecnica, ma ognuno di loro, mescolando i colori con il proprio criterio, ha lasciato un’impronta personale.

In genere, che impressione cerchi di suscitare in chi osserva i tuoi dipinti?

Mentre lavoro mi concentro soprattutto sul processo pittorico, le reazioni emotive dell’osservatore sono del tutto imprevedibili, al di fuori delle tue aspettative.

Chi consideri i tuoi maestri o i tuoi padri spirituali?

Ho guardato e studiato molto i maestri del Rinascimento e quelli del Barocco ( ho realizzato anche alcune copie ). Posso considerare maggiormente i miei maestri, Tiziano,Raffaello, Rubens, Rembrandt.

Che significa essere pittore oggi?

Vivo in un piccolo borgo, dove ho il mio studio d’arte. Qui si trova la pace e la serenità per lavorare bene, per contro posso dire che mi trovo lontano dalle città d’arte e dalle attività culturali. Ho partecipato a delle esposizioni nelle gallerie di alcune città, però questo tipo di contatto non è stato continuativo.

Ho ideato un video che racconta della pittura e del paesaggio reale al quale l’artista si è ispirato. Le riprese sono state montate da un artista fotografo a Milano, dove si hanno a disposizione gli studi con le attrezzature necessarie.

Ho un progetto per un’installazione da realizzare, un lavoro di gruppo che qui non mi è possibile portarlo a termine.

I video e le installazioni sono i mezzi espressivi preferiti dagli artisti contemporanei. Io mi esprimo preferibilmente attraverso la pittura figurativa, cimentandomi con le tecniche tradizionali. Un genere di pittura che oggi viene considerata da alcuni anacronistica. Tecniche, costituite da un semplice pigmento e da un legante come l’olio o l’uovo, rimaste immutate, sono servite agli artisti per raccontare in epoche diverse la storia del proprio tempo.

Ti separi volentieri dalle tue opere? Che tipo di rapporto lega un artista alla sua creazione?

Mi sono gradualmente abituato a vedere andar via le mie opere. Prima volevo avere con me tutti i miei dipinti, un legame forte questo al quale non riesco a dare una precisa spiegazione. Le opere comunque bisogna diffonderle per farle conoscere.

Qual è il lavoro a cui sei particolarmente legato e perché.

Sono molto legato al ritratto di mia nonna. Avevo l’età di venticinque anni e mi è sembrato, con questo dipinto, di aver raggiunto un buon livello tecnico, senza cadere nella troppa leziosità ogni particolare mi risultava importante per sottolinearne l’aspetto caratteriale, ogni ruga l’avevo vista formarsi eseguendo i disegni dal vero negli anni che scorrevano. Nel dipinto ho voluto infondere tutta la vitalità della persona ritratta. Ogni qualvolta espongo questo quadro i visitatori dicono “ sembra viva “.

A cosa stai lavorando in questo periodo e quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto ultimando un paesaggio ad olio su tela. Dei progetti futuri ne ho parlato anche prima: un’installazione da realizzare come lavoro di gruppo, dove subentrano altre figure artistiche con competenze nell’arte multimediale. Il mio progetto è già pronto, tutto ben chiaro nella mia mente. A questo lavoro però mi si presenta un problema (I campi della multimedialità … Inquadramento giuridico dell’opera multimediale … L’identificazione dell’autore). Tratto dal web: « L’opera multimediale porta a una nuova concezione della nozione di “autore”: chi è infatti l’autore di un’opera multimediale? Il progettista, il grafico, l’assemblatore finale … al giorno d’oggi chiunque può intervenire su un’opera preesistente, rielaborandola e presentandola in forme e modalità diverse ». Bisogna fare attenzione quando presenti un progetto perché chiunque può appropriarsi dell’idea e non puoi far nulla per evitarlo. Ho già corso questo rischio.

Grazie di cuore al pittore e amico Rocco Perrone per questa bella intervista.

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