Comunicato Stampa
Il tema scelto quest’anno da papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato è il diritto a non dover emigrare e poter rimanere nella propria terra.
La natura forzata di molti flussi migratori ci obbliga, nonostante alcuni episodi di cronaca, a una serena e attenta considerazione delle loro cause, evitando giudizi approssimativi. Dobbiamo impegnarci tutti, con la preghiera, certamente, ma anche premendo su chi ricopre ruoli di responsabilità, affinché a ognuno sia garantito il diritto a rimanere nella sua terra.
È un diritto, questo, che precede ed è più ampio di quello a emigrare. Ognuno deve poter vivere con dignità e partecipare allo sviluppo del proprio Paese, garantendo un futuro per sé e per i propri cari. La garanzia di questi diritti richiede corresponsabilità da parte di tutti, comunità internazionale e Chiese.
Già nel 2017, la Conferenza Episcopale Italiana si è impegnata in questo senso, con la campagna triennale “Liberi di partire, liberi di restare”. Questa Giornata ci invita a considerare con attenzione chi siano quei rifugiati e migranti che guardiamo a volte con fastidio o distrazione. Se i primi attraversano i confini del loro Paese di origine a motivo di persecuzioni, conflitti o violenze, i secondi lo fanno per cercare migliori opportunità di lavoro e di benessere, o per fuggire da disastri naturali, carestie o povertà estrema.
Ai rifugiati vengono riconosciute dal diritto internazionale specifiche misure di protezione (il rifiuto della domanda di asilo potrebbe comportare un rischio mortale), ma è chiaro che anche i migranti meritino una certa protezione, visti i motivi a volte drammatici e impellenti dei loro spostamenti. Sono temi complessi e non possiamo far mancare il nostro sostegno a tanta umanità sradicata dalla sua terra.
Si legge nella Lettera a Diogneto (II sec.), che «come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani». Siamo nel mondo, ma non siamo del mondo, nel quale viviamo come stranieri. Amiamo la nostra terra, perché è dono di Dio; accogliamo tra noi chi è senza terra, perché il suolo che calpestiamo è di Dio.
Ma operiamo, prima di tutto, perché a ognuno sia garantito il diritto di restare nella sua terra.
Fonte: da il Foglietto della Messa: La Domenica
fr. Roberto M. Di Michele


