Ignazio De Francesco
La quiete notturna del piccolo villaggio palestinese dove vivo è rotta improvvisamente da cupi echi di guerra. Stiamo recitando Compieta, l’ultimo atto dell’ufficio monastico, nel quale si canta il Salmo 119/118, che si chiude con un grido d’aiuto: «Come pecora smarrita vado errando; cerca il tuo servo, perché non dimentico i tuoi comandamenti». Il testo originale è in ebraico, ma noi nelle liturgie lo recitiamo in arabo, come tutto il resto della Bibbia, il libro che ci accompagna nelle lunghe ore di preghiera, da notte fonda a sera inoltrata. Nel ruggito dei missili in rotta da Gaza verso Tel Aviv, e delle macchine volanti in direzione opposta, l’immagine della pecora smarrita s’illumina di un’attualità accecante: gli erranti siamo tutti noi, indistintamente, smarriti in questa notte di pece. Nei giorni che seguono quella prima notte insonne giungono i dettagli del massacro degli israeliani da parte dei miliziani di Hamas: un eccidio orribile che supera ogni immaginazione. E a seguire, la tenaglia di morte e distruzione su Gaza, quella specie di carcere a cielo aperto per due milioni di persone. Uomo, dove sei, dove vai?

Viviamo qui dalla metà degli anni ’80 del secolo scorso. È la Piccola Famiglia dell’Annunziata, la comunità fondata da Giuseppe Dossetti, giurista, membro della Resistenza, padre costituente, infine monaco e presbitero della Chiesa di Bologna. Ad Ain Arik, un piccolo villaggio pochi chilometri a nord di Ramallah, siamo una decina tra fratelli e sorelle, mentre il parroco è un giovane prete palestinese. Abbiamo tanti amici israeliani, soprattutto nel mondo dell’università, che frequentiamo per gli studi di ebraico e di giudaismo, ma anche per quelli di islam e sinologia.

L’impulso a coltivare una “anima pluridimensionale” è venuto da Dossetti, che ha indicato la direzione di marcia: l’Oriente, quindi Grecia, poi Terra Santa, in tensione per l’Estremo Oriente. Tenere insieme queste molteplici identità non è semplice: la nostra pietra di fondazione è il Vangelo, le radici sono nella Bibbia ebraica, guardiamo i musulmani con la stima indicata dal Concilio Vaticano II, e non rinunciamo alla ricerca dei “semi della Sapienza” depositati nelle religioni dell’Estremo Oriente.

Faccenda per nulla libresca, perché la vita ci dà la caccia, e l’equilibrio tra testa e cuore è una sfida quotidiana. Gli ebrei sono i “fratelli carissimi”, che hanno patito secoli di oppressione, anche per colpa di noi cristiani. Israele ha diritto ad esistere, ed è ormai una porzione irrinunciabile del Medio Oriente e del mondo contemporaneo, uscito dalla Seconda Guerra mondiale e dalla tragedia della Shoa. Ma anche i palestinesi hanno diritto ad esistere e a determinarsi come popolo, secondo quanto ha detto e ribadito la Comunità internazionale in tanti pronunciamenti, sempre inattuati. Frustrazione genera violenza. Quanto a noi, stiamo in mezzo a questi due popoli con semplicità lealtà e amicizia, aspirando al bene di entrambi in pensieri, parole e opere.