Antonio Fortunato
U Fungałónë è un altro angolo del paese.
Dal Dizionario Francavillese apprendiamo che “il termine derivi da gonfalone, ipotizzando acriticamente che in quel sito ci sia stata la prima sede dell’Università (n.d.a.il caseggiato con una sua autonomia) e l’esposizione del gonfalone. È più razionale, invece, ritenere che il toponimo preesistesse all’insediamento dell’Università e derivasse dal greco (fuga, rifugio + colle,

Svetonio, storico romano dell’età imperiale, infatti, ci dice che nel 73 a.C., durante la guerra servile, questa zona fu teatro di sanguinosi scontri tra l’esercito di Spartaco e le legioni di Roma.
I vassalli chiamati dai monaci, dopo che ebbero ricevuto la dignità giuridica di Università, raggiunsero un elevato benessere e un buon senso di appartenenza che portò loro a costruire una chiesa proprio sullo sperone, detto Fungałónë”.

Attualmente vi sorge la chiesa madre che non ha una piazza e un sagrato. Secondo me, l’ingresso della chiesa antica doveva essere alla parte opposta, dov’è il giardinetto, per una questione di orientamento della porta stessa. Intorno alla chiesa sorse il primo nucleo abitato, fatto di case in muratura, che con il continuo incremento demografico raggiunse in pochi anni notevole espansione.
Dal Fungałónë parte una via centrale, l’attuale via Roma, U corsë, da cui si diramano altre vie più strette, i cosiddetti Strëttëłë.
Su via Roma si affacciano le abitazioni dei notabili del paese, dei commercianti e degli artigiani più affermati. Notiamo dalla cartina i palazzi delle famiglie Ciminelli, Messuti, Ferrara Fusco, Grimaldi, Viceconte.

Dopo l’incendio del Municipio del 1912, gli uffici furono allocati al Fungałónë, fino al 1933.
Il palazzo Messuti (asilo vecchio) dal 1939 fino al 1955 ospitò l’asilo parrocchiale. Dal 55 al 59 le scuole elementari che occupavano locali di fortuna senza gabinetti e riscaldamento (maschietti e femminucce facevano i bisognini all’aperto o nelle loro case. Che tempi!!!) trovarono una più idonea sistemazione.

Nei locali sotto casa, i catuojë, venivano riparati gli animali, in particolare i maiali, i puorchē. Per ragioni igieniche e sanitarie, il giovane avvocato Armando Viceconte, consigliere comunale, propose in consiglio il loro allontanamento. La proposta fu respinta: erano più importanti i maiali (in effetti i loro derivati) che la salute delle persone!!! Altri tempi.

Nel 1981 gli animali dal paese furono allontanati definitivamente.
Nel rione abitava la famiglia di Filippo Di Giacomo che era dedita al trasporto di merci con i traini e i muli. Prima, lo stesso rione, era molto abitato. L’emigrazione del dopoguerra lo ha spopolato. Oggi alcune abitazioni sono state ristrutturate anche con sopraelevazione e altre sono in stato di abbandono e quindi in via di degrado. Gli abitanti residenti sono sempre di meno.
Da qui è evidente il nostro declino…