Antonio Fortunato
Ù Tëmbónë è rione che sorge su un’altura con pareti scoscese,a picco detta appunto tëmbë.
È la parte del paese più esposta al sole è ben riparata dai venti di ponente. Esso è conosciuto anche come Sànd’Andònjë, in quanto vi è situata la cappella del Santo di Padova con un piccolo sagrato e una piazzetta che si anima in occasione della Festa, il 13 giugno. La piazzetta si raggiunge da via Palestro, via Legnano, Vico Quirinale, via Leopardi, Vico Verdi.

Le abitazioni erano molto modeste in muratura di pietra e mattoni. Oggi si presentano ristrutturate con le debite sopraelevazioni; le coperture non hanno più i caratteristici embrici, ìrmëcë, e le scale esterne. Molte case sono disabitate e altre abbandonate al degrado del tempo delle intemperie atmosferiche. In passato era un rione molto abitato da contadini, braccianti, operai e da artigiani con le tradizionali botteghe di falegnami, sarti, fabbri,

C’erano piccoli commercianti di generi alimentari e diversi e un tabacchino. Vicino ù Tëmbónë troviamo ù Całangónë, termine che deriva dal greco dirupo. In effetti le casupole furono costruite in prossimità di un dirupo, na całanghë, in seguito all’espansione del centro abitato. Si raggiunge anche da via Farneta, l’unica via portava al cimitero e in montagna.

All’incrocio di queste strade troviamo una grande croce di legno addossata al muro di una casa. In passato questi luoghi erano il campo di gioco dei ragazzi che si divertivano a nascondino (àmmùccë), con lo scivolo con cartone o un manufatto rudimentale, à carrozzë, nel terreno di Felicetta Di Nubila, a settë canzìppë, cavallina, scàrëchë,

I giovani, invece, con la guida di Antonio Motta, un signore cieco, suonavano chitarre, mandolini, violini,

Faccio qualche riflessione di come venirne fuori.
I sindaci di Bioglio e di Francavilla sul Sinni in occasione del gemellaggio nel 2015 presero solenne impegno di favorire gli scambi fra i rispettivi cittadini e la loro cooperazione nel campo economico, sociale e culturale. Non è stato fatto nulla di tutto ciò che avevano previsto. Non basta portare i Santi del paese in pellegrinaggio (anche questo ci vuole) a Bioglio per attuare gli impegni presi, per rispettare le finalità del gemellaggio appunto.

In questi rioni abbandonati e degradati dovremmo realizzare un borgo albergo per favorire il ritorno dei nostri compaesani dal Piemonte e incrementare il turismo delle radici per i nostri connazionali emigrati nelle Americhe. Se non ci muoviamo in questa direzione, l’inversione di tendenza non ci sarà mai.