La nevicata più copiosa che mi è rimasta impressa nella memoria è quella del febbraio 1956. Francavilla era sepolta da una coltre di neve enorme. Le strade non erano transitabili, la corrente elettrica mancava da giorni, i pochi medicinali dell’epoca mancavano nella farmacia, i viveri e beni di prima necessità scarseggiavano.
Dopo alcuni giorni arrivarono gli aiuti con un aereo da cui furono lanciati i pacchi nel campo sportivo. Molte persone erano in attesa di questi aiuti anche se erano vestite con indumenti vecchi e non idonei a proteggerle bene dal freddo. In pieno inverno tanti anziani e non solo si ammalavano di broncopolmonite. I più deboli e indifesi se ne andavano all’altro mondo. Anche la morte veniva considerata una cosa naturale, si accettava con rassegnazione, perché non c’erano i mezzi per la cura, non c’era l’accanimento terapeutico di oggi.
Noi bambini con i pantaloni corti, calzettoni fatti a mano con un elastico sotto il ginocchio, scarponcini unici per tutto l’inverno giocavamo nella neve, mettevamo le tagliole e le ĉhjànghëlë, (una tavola di legno inclinata e poggiata su un pezzo di legno che all’occorrenza veniva tirata con una cordicella per schiacciare leggermente gli uccellini che vanno per mangiare), con la monapètre, la fionda. La gioia massima si provava quando le mamme ci preparavano à żurbèttë, il sorbetto con la neve ghiacciata e il mosto cotto.
La mattina andavamo regolarmente a scuola. Le aule di fortuna erano senza riscaldamento e gli infissi malandati. Da casa portavamo un piccolo braciere, un contenitore metallico con carboni roventi.
Ci riscaldavamo alla meglio, anche se eravamo talmente abituati al freddo che non ci faceva paura qualsiasi temperatura. Con la mia bicicletta uscivo finanche con la neve. Oggi è tutto cambiato.
Primo: non ci sono le nevicate di una volta con le terribili gelate. Secondo: si chiudono le scuole appena si ascoltano le previsioni del tempo. Cosicchè bambini, ragazzi e studenti sono autorizzati a stare a casa al calduccio. Non prendono freddo, non corrono rischi di cadute (a piedi camminano pochissimo!!), non giocano liberamente con i compagni, ma restano nella loro cameretta a giocare con computer, smartphone ecc.ecc.
Terzo:gli edifici scolastici sono idonei con tutti i conforti, però non li apriamo quando nevica e anche quando la neve non cade nel centro abitato. Le strade vengono sgombrate dalla neve e cosparse di sale per evitare il ghiaccio.
Quarto: tutti, dico tutti per fortuna, sono ben vestiti ed equipaggiati di tutto punto. Però, molti ragazzi vanno a scuola calcio, scuola di musica, di danza, di lingua straniera e altre attività extrascolastiche perché lo vogliono i loro genitori. Vanno bene queste attività che ricordano sempre il termine scuola, ma non chiudiamo le scuole e lasciamoli liberi di giocare anche nella neve, vediamoli con le ginocchia sbucciate e arrivare a casa sporchi di fango ed erba, bagnati dalla pioggia. Se giocano liberamente, si allontana un pericolo grande per la loro salute, l’obesità.
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