Riprendiamo il discorso storico sul nostro paese dopo quello sui rioni parlando delle contrade rurali che risultano al censimento del 2001. Esse sono: Aia della Chiesa, Altosana, Alvanova, Avena, Bruscamente, Capo Sporro, Carratelli, Castellana, Cerro Grosso, Cesinale, Favazzina, Frattomaso, Givroni, Grottole, Ischia Cerase, Martino, Mazzarella, Monaca, Muattero, Mulinello, Palombara, Passeggeri, Petto del Fico, Petto della Creta, Piano Lacco, Piano Rivitale, Pianura, Porcile, San Biase, San Domenico, Sant’Angelo, Sant’Elania, Scaldaferri, Spiridacchi, Tierzi, Valloncello, Vigna Chiesa.
Monte Caramola Francavilla in Sinni
Il nostro paese non ha origini antiche come i paesi del circondario. É sorto infatti nei primi anni del 1400 per opera dei monaci certosini che costruirono la Certosa di San Nicola (ù cummentē) nel territorio donato alla Chiesa dal Conte di Chiaromonte Venceslao Sanseverino. L’otto settembre 1426 Ruggero Sanseverino, figlio di Venceslao, autorizzò i monaci certosini a concedere il permesso di edificare casamenti e di riunire i vassalli nel territori di Rubio, di Santa Elania e negli altri territori del Monastero, liberi da ogni “angaria e parangaria”.
Il 13 gennaio 1439 i certosini accolsero 10 vassalli accuratamente selezionati, ai quali concessero i “Capitoli”, un vero e proprio contratto e secondo le prescrizioni di Re Roberto D’Angiò i 10 vassalli potettero costituire una Universitas (un comune autonomo) acquistando dignità giuridica distinta da quella di Chiaromonte.
I monaci della Certosa di Francavilla, a differenza degli altri comuni dell’area che edificarono le abitazioni ai piedi del Castello Baronale o Marchesale, disposero che i vassalli assegnatari di terreni da coltivare e da far pascolare alle pecore capre e mucche potevano costruire i ricoveri per le proprie famiglie e gli animali. Ecco perché esistono sul nostro territorio tante abitazioni sparse che ancora oggi sono presenti. Ogni gruppo familiare controllava una parte di territorio che costituisce una contrada.
Portone
Questa situazione abitativa ha avuto conseguenze negative dal punto di vista sociale ed economico. Infatti, l’habitus dei francavillesi è caratterizzato da individualismo e difficoltà nei rapporti con gli altri per il lavoro. Gli abitanti delle contrade venivano chiamati in senso dispregiativo dagli abitanti del centro urbano “ĉhjùnzë”. Si recavano in paese per assicurarsi i servizi essenziali (spesa medico farmacia poste e municipio) affrontando tanti sacrifici per la mancanza di strade, luce elettrica e acqua.
C’era una frattura profonda tra di loro, ma da qualche decennio non esiste nessun problema perché si è raggiunta una integrazione completa sia per la scuola; la televisione, il telefono, le strade e tutte le opere di civiltà, i trasporti.
L’isolamento dei contadini non ha favorito l’associazionismo; ogni famiglia provvedeva a produrre beni per le sue necessità con enormi sacrifici. Solamente l’emigrazione favorì un miglioramento della condizione socioeconomica. L’individualismo è comune a tutti i francavillesi; infatti non esistono cooperative o società se non nell’ambito familiare. Ci siamo adagiati purtroppo su un altro aspetto negativo: quello dell’albero “frascuto”, ciò abbiamo fatto sempre riferimento e affidamento a persone facoltose e potenti.
ruderi Certosa di S. Nicola – Francavilla
Come fanno le pecore che d’estate per evitare il sole si riparono sotto le querce con una folta chioma anziché a un alberello qualsiasi. Oggi la maggior parte delle contrade si sono spopolate e vengono mantenute in vita da tanti agriturismi che funzionano molto bene. L’amministrazione comunale non fa la sua parte per incentivare uno sviluppo adeguato nel nostro territorio extra urbano.
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