Gli effetti nefasti del terzo principio di Newton in politica

Il panorama politico attuale è dominato da una logica di scontro permanente, dove l’obiettivo primario non è la risoluzione dei problemi strutturali del Paese, ma la pura sostituzione della compagine governativa. Si assiste così a mobilitazioni di piazza, spesso caratterizzate da estremismi violenti, che finiscono per applicare la cinica regola del “tanto peggio, tanto meglio”. In questo scenario, l’aggravarsi della crisi socio-economica non viene letta e considerata come un’emergenza da isolare e curare con riforme condivise, come dovrebbe essere, ma come opportunità tattica per logorare l’avversario.

Leonardo Pinto
Leonardo Pinto

Questa dinamica riflette quasi perfettamente il terzo principio della dinamica di Newton: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Ogniqualvolta l’esecutivo avanza una proposta o adotta un provvedimento, la risposta delle opposizioni e dei movimenti di piazza è una resistenza speculare, rigida e preconcetta. Si crea così un circuito chiuso di polarizzazione ideologica in cui la forza impressa da una parte genera una spinta identica e opposta dall’altra. Il risultato è la paralisi istituzionale e sociale, un punto di stallo in cui l’energia politica si disperde nel conflitto invece di trasformarsi in lavoro utile per la collettività.
Mentre le piazze si infiammano e il dibattito si riduce a slogan e personalismi, le vere cause che stanno depauperando l’apparato socio-economico rimangono drammaticamente sullo sfondo.

𝑸𝒖𝒆𝒔𝒕𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒄𝒓𝒖𝒄𝒊𝒂𝒍𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒊𝒍 𝒅𝒆𝒄𝒍𝒊𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒎𝒐𝒈𝒓𝒂𝒇𝒊𝒄𝒐, 𝒍𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒂𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒊𝒛𝒊𝒂, 𝒍𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒂𝒔𝒂𝒏𝒊𝒕𝒂̀, 𝒍𝒆 𝒄𝒂𝒓𝒆𝒏𝒛𝒆 𝒆 𝒊𝒏𝒆𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒆𝒏𝒛𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒄𝒖𝒐𝒍𝒂 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂, 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒂𝒈𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒊 𝒔𝒂𝒍𝒂𝒓𝒊, 𝒍𝒂 𝒅𝒆𝒊𝒏𝒅𝒖𝒔𝒕𝒓𝒊𝒂𝒍𝒊𝒛𝒛𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒔𝒕𝒓𝒊𝒔𝒄𝒊𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒆 𝒍𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒅𝒊𝒕𝒂 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒆𝒕𝒊𝒕𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆𝒎𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒅𝒖𝒕𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒎𝒆𝒓𝒊𝒕𝒆𝒓𝒆𝒃𝒃𝒆𝒓𝒐, 𝒊𝒏𝒗𝒆𝒄𝒆, 𝒂𝒏𝒂𝒍𝒊𝒔𝒊 𝒔𝒆𝒓𝒊𝒆, 𝒑𝒓𝒂𝒈𝒎𝒂𝒕𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒆 𝒅𝒊 𝒍𝒖𝒏𝒈𝒐 𝒑𝒆𝒓𝒊𝒐𝒅𝒐. 𝑨𝒍 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐, 𝒗𝒆𝒏𝒈𝒐𝒏𝒐 𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆𝒎𝒂𝒕𝒊𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒔𝒂𝒄𝒓𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒕𝒆 𝒔𝒖𝒍𝒍’𝒂𝒍𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒆𝒏𝒔𝒐 𝒊𝒎𝒎𝒆𝒅𝒊𝒂𝒕𝒐.
𝑭𝒊𝒏𝒄𝒉𝒆́ 𝒍𝒂 𝒑𝒐𝒍𝒊𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒏𝒂 𝒔𝒊 𝒍𝒊𝒎𝒊𝒕𝒆𝒓𝒂̀ 𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒄𝒂 𝒅𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒐𝒑𝒑𝒐𝒔𝒕𝒊 𝒆𝒔𝒕𝒓𝒆𝒎𝒊𝒔𝒎𝒊, 𝒊𝒍 𝑷𝒂𝒆𝒔𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒊𝒏𝒖𝒆𝒓𝒂̀ 𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒖𝒎𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒐𝒓𝒔𝒆 𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒐𝒓𝒊, 𝒔𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒂 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒍𝒊𝒄𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒒𝒖𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒐𝒕𝒆𝒓𝒆.

In questo quadro, la comparsa di Roberto Vannacci nello scenario politico contribuisce, con teoremi sulla “remigrazione” del tutto avulsi dalla realtà nazionale, europea e internazionale, alla definitiva stagnazione del dibattito. Le piazze si specchiano e si alimentano a vicenda: da una parte si sente inneggiare al Duce, dall’altra si sventola la bandiera dell’antifascismo e della pace mentre si sfasciano le vetrine. Nel frattempo, nelle aule del Parlamento si consumano sfide quotidiane alimentate da furbizie e trabocchetti procedurali che mortificano il corpo sociale, riducendo le istituzioni a un teatro di parte.

Per fermare il disastro politico in atto, la strada è una sola: occorre che emerga un soggetto politico nuovo. Una forza che abbia il coraggio di dire e di fare ciò che il centrodestra e il centrosinistra non dicono e non fanno, ponendo al centro del proprio progetto politico il rispetto e l’applicazione corretta della Costituzione Repubblicana. Le sue linee-guida, oggi più attuali che mai, indicano l’unica vera via d’uscita: una politica che miri esclusivamente al bene comune.

Il nuovo soggetto può nascere solo se le tante persone perbene, che non vanno a più a votare, decidano di diventare protagonisti ed affrancarsi dei fallimenti dei politici di professione.
E’ possibile, anzi è un atto civico dovuto.

– Uno dei tanti squallidi spettacoli parlamentari

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