L’illusione della guerriglia in Val di Susa

Continua la propaganda gratuita per Meloni e il centrodestra

L’ennesima giornata di disordini e violenze in Val di Susa, scaturita a margine della marcia No Tav all’interno del Festival Alta Felicità, ripropone un copione già visto ma dagli effetti devastanti. Il bilancio — decine di agenti e militari feriti, blitz alle recinzioni, lanci di pietre e bombe carta, mezzi di servizio in fiamme e blocchi dell’autostrada A32 — non descrive più una forma di dissenso, ma una vera e propria sfida aperta all’ordine repubblicano.
Si tratta di un’escalation condotta da frange radicali e anarchiche che si traduce in un imponente autogol politico per chiunque si opponga all’attuale governo. L’unico risultato tangibile? Spianare la strada al consenso della maggioranza guidata da Giorgia Meloni.

L’IMPOTENZA DELLA POLITICA E I COSTI PER I CITTADINI

Dal punto di vista pratico e infrastrutturale, le azioni di guerriglia urbana e gli assalti ai cantieri della TAV scontano un’evidente impotenza strategica. La Torino-Lione è un’opera internazionale ratificata da trattati vincolanti tra Italia e Francia, cofinanziata dall’Unione Europea e presidiata come sito di interesse strategico nazionale.
Gli attacchi sistematici, per quanto violenti, non hanno la forza tecnica né politica di fermare lo scavo del tunnel. Il loro unico esito materiale si riduce a:
• Rallentamento temporaneo dei lavori;
• Aumento vertiginoso dei costi per la sicurezza pubblica (sostenuti dai contribuenti);
• Danneggiamento dei beni della collettività.
La TAV, piaccia o no ai suoi oppositori, è destinata al completamento per scelte di politica industriale globale che nessuna bomba carta o recinzione divelta potrà mai cancellare.

LA PARALISI DELLA SINISTRA E L’AMBIGUITÀ DEL SUO SILENZIO

Di fronte a queste scene, la reazione delle forze d’opposizione e di centro-sinistra appare regolarmente debole, incastrata tra dichiarazioni di circostanza e il timore di perdere i voti della sinistra antagonista e del movimento ecologista. La solita condanna “a parole” degli scontri, svuotata di reale incisività, finisce per apparire come un’ammissione di ipocrisia.
Per segnare una distinzione netta dai violenti e isolare chi scambia la militanza con la guerriglia, le forze d’opposizione dovrebbero assumere iniziative concrete e forti. Un esempio? Sollecitare la persecuzione giudiziaria dei responsabili, pretendendo il risarcimento dei danni materiali arrecati.
Un atto formale di rottura di questo tipo isolerebbe le frange sovversive e guadagnerebbe il rispetto della maggioranza dei cittadini, stanchi del continuo disprezzo delle regole e del bene comune.

IL REGALO PERFETTO ALLA DESTRA CHE MAL UTILIZZA I CONSENSI ELETTORALI

L’incapacità o la riluttanza della sinistra nel tracciare un solco netto nei confronti dell’area antagonista costituisce un macroscopico errore di valutazione politica. La stragrande maggioranza dell’opinione pubblica non tollera più che scorribande violente blocchino la viabilità, devastino il territorio e mettano a rischio l’incolumità dei lavoratori e degli agenti in divisa.
Ogni fumo da lacrimogeno, ogni camionetta in fiamme e ogni attacco ai cantieri si trasformano istantaneamente in un potentissimo argomento di propaganda per Giorgia Meloni e per la sua coalizione. La destra trova in questi episodi il pretesto perfetto per rivendicare il proprio ruolo di garante della sicurezza, della legalità e della tutela delle forze dell’ordine.
Invece di ostacolare il governo, gli scontri di piazza finiscono per consolidarne la presa sull’elettorato, regalando alla maggioranza un bacino inesauribile di consenso basato sul bisogno primario di ordine pubblico. Un valore che, in un Paese civile e democratico, dovrebbe essere condiviso da tutte le forze politiche, che i nostri Padri Costituenti hanno voluto codificare nella Costituzione come principio fondamentale e inderogabile per tutti, senza eccezioni.

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