Naza

Scrive Michele Serra sulla sua Amaca: “Si parla tanto di A.I. ma la vera incognita è l’essere umano. Nel bene e nel male, non è mai facile capire cosa passa per la testa di questi bipedi molto evoluti, e al tempo stesso soggetti alle più rudimentali pulsioni.”

 

Questi concetti sono emersi ricordando alcuni passaggi del film documentario premiato a Venezia, Naza che vuol dire danno collaterale, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, già coautori di No Other Land (2024). Terribile e fastidioso per i suoi contenuti. È un algoritmo a decidere quale palazzo di Gaza bisogna abbattere, perché ci sarebbe il covo o semplicemente ci è passato un “terrorista” palestinese. E dunque va abbattuto, anche se ci abitano bambini, anziani e donne indifese. L’intelligenza artificiale va da sé, ma siamo noi a concepirla e a darle la retta che si vuole. Criminali.
Lunghi minuti di applausi alla prima visione in Sala Grande, poi il dovuto Leone. Sono necessari a dare visibilità a questa tragedia dell’umanità. E a questi registi che fanno fatto parlare in una confessione al buio elementi dall’esercito israelita, che è preposto di annientare Gaza.
Un film doloroso.

 

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