Leonardo Pinto
Gli insegnanti scendono in piazza per proteggere gli studenti
*UNA SOFFERENZA DIFFUSA NEL PAESE*
Stiamo vivendo una sofferenza diffusa che attraversa l’intera nazione: dalla scuola alla terra, fino al settore dei trasporti. La crisi dell’istruzione non è un fatto isolato, ma si inserisce in un quadro di affanno generale. La stessa solidarietà espressa agli studenti va estesa agli agricoltori e agli autotrasportatori, anch’essi scesi in strada per difendere il proprio lavoro e la propria sopravvivenza economica.

*VIOLENZE, DEVASTAZIONI E LIBRERIE ASSALTATE*
Ancora una volta, tuttavia, assistiamo a scene di guerriglia a Milano, Torino e Bologna: gravi atti vandalici a danno di beni pubblici e privati, barricate, sassaiole, devastazioni, assalti alle librerie e scontri con le forze dell’ordine. Delinquenti incappucciati, infiltrati nei cortei, commettono deliberatamente atti criminali, svilendo e oscurando le sacrosante proteste contro il caro vita.
L’assalto e la devastazione delle librerie richiamano alla mente le pagine più buie della storia, come le devastazioni compiute dai nazisti in Germania. Quanto accaduto nel corso delle manifestazioni è intollerabile e non può e non deve ripetersi.
*LA RISPOSTA DELLA POLITICA E IL GIOCO DELL’OPPOSIZIONE*
Sul piano politico, Schlein invita Meloni a smettere di criminalizzare la protesta, mentre Conte e AVS criticano la mano pesante del governo nella gestione dell’ordine pubblico. L’opposizione denuncia unicamente che l’esecutivo risponde alle rivendicazioni sociali (su scuola, contratti, caro carburanti, caro vita o pace) esclusivamente con il pugno duro o con il DDL Sicurezza, evitando di entrare nel merito delle questioni.
Ma limitarsi alla sola propaganda e allo scontro dialettico politico finisce paradossalmente per fare il gioco di una compagine governativa debole.
*LE VIOLENZE NON HANNO COLORE POLITICO*
Il presupposto fondamentale dovrebbe essere non solo la condanna ferma dei facinorosi, ma l’assunzione di iniziative concrete affinché certi episodi non si ripetano. Le violenze commesse da chi si proclama antifascista sono del tutto uguali, nella forma e nella sostanza, alle violenze fasciste di chi tempo fa ha assaltato la sede della CGIL a Roma.
*Torna di drammatica attualità la lezione di Pier Paolo Pasolini sul “fascismo degli antifascisti” (Garzanti). L’ordine pubblico, unito alla possibilità di manifestare liberamente e civilmente, non è una questione di destra o di sinistra, ma un pilastro della pacifica coesione sociale* .
*IL PRETESTO PERFETTO PER CHI GOVERNA*
Ancora una volta, la presenza di frange violente rischia di trasformarsi nel pretesto perfetto per chi governa. Quando la violenza inquina le piazze, la narrazione mediatica e politica si schiaccia sul tema dell’ordine pubblico, cancellando le motivazioni di fondo della mobilitazione. Questo meccanismo, che le opposizioni non comprendono, è del tutto funzionale a coprire i fallimenti della politica.
*LA LEZIONE DI TORINO: QUANDO LA SCUOLA FA DA SCUDO*
È proprio in questo contesto che emerge la lezione di Torino. Durante il corteo, che vedeva docenti e studenti marciare uniti a difesa della scuola pubblica, la manifestazione è stata minacciata dalla comparsa dei soliti infiltrati a viso coperto. Di fronte al rischio imminente di scontri e cariche, i docenti non si sono tirati indietro: con grande coraggio civile si sono spostati in testa al corteo, frapponendosi fisicamente tra gli studenti e gli agenti di polizia.
Questo gesto ricorda i professori universitari cecoslovacchi dell’Università Carlo di Praga che, durante la repressione sovietica della Primavera di Praga, rifiutarono di consegnare alle autorità le liste degli studenti dissidenti, facendo da scudo morale e pagando con il licenziamento di massa e la radiazione dall’insegnamento.
*UN ATTO PEDAGOGICO SUL CAMPO*
Quel cordone umano di professori non ha protetto soltanto l’incolumità fisica dei ragazzi: ha salvaguardato il senso stesso della democrazia e del diritto di scendere in piazza. È stato un atto pedagogico sul campo, la dimostrazione pratica di cosa significhi “prendersi cura” dei giovani.
*L’APPELLO FINALE AI POLITICI*_
Il gesto degli insegnanti resta una lezione magistrale di cittadinanza. Se la politica vuole ritrovare autorevolezza, deve smettere di usare gli episodi di violenza come alibi per sfilarsi dalle proprie responsabilità e ascoltare le piazze legittime offrendo risposte concrete.
I politici che contestano il Governo dovrebbero prendere esempio da quei docenti: scendano in piazza alla testa dei cortei per isolare i criminali e garantire lo svolgimento di manifestazioni pacifiche!
