La tenerezza del serpente di Samantha Casella

Alla Mostra di Venezia, la 83^, nelle eleganti sale dell’Excelsior, c’è spazio anche per presentare alla critica audaci film sperimentali. La tenerezza del serpente di Samantha Casella si rifà ad una mitologia gotica racchiusa in immagini forti: donne dark dal trucco di seduzione, nel chiuso claustrofobico di sogni ed incubi: la donna vittima di sé stessa, strega e bellezza che rapisce.

“Sanguina la memoria” mentre “cammina ai bordi dell’arcobaleno”: ogni sequenza è un quadretto di luci ed ombre, bagliori di fiume e di mare, tenebre ignare. La ricerca di abissi e memoria scalfita di sangue e candele. La rete della calza evoca la pelle del serpente; l’animale che striscia ed invoca disastri, come in Ingmar Bergman (L’uovo del serpente e il nazismo). Un cast impeccabile dà senso ai volti di inquietudine e di introspezione. La regia fa dell’arte il momento e il movente delle esistenze.

L’unico lampo che resta è l’amore, teso a illuminare con l’arte l’esistenza spesso affranta, divisa fra destini e destinazioni, posti e imposti, luogo e fuori-luogo. E’ la scintilla che accende fuochi, che apre orizzonti, che incita al benessere dell’anima. La memoria del frutto, del melograno, simbolo millenario di abbondanza e fertilità, prosperità e rinascita, grazie alla sua forma ricca di numerosi semi (arilli) racchiusi in una scorza coriacea. Il frutto è associato anche alla passione, all’immortalità e al ciclo vita-morte, con una simbologia che spazia dal mito greco di Persefone alle tradizioni ebraiche e cristiane.

Nelle sequenze vige un uso proprio della cinesica quale studio scientifico della comunicazione non verbale espressa attraverso i movimenti del corpo, i gesti, la mimica facciale e la postura, in modo conscio o inconscio; segnali che integrano o contraddicono il linguaggio verbale. La notte fa il resto: il buio, la luce soffusa della legna che arde. Il vissuto è l’onirico. Come in Pasolini che la notte la divorava e la fame dei corpi che cercano pace, implorano quiete sapendo di non trovarla. Le sequenze impongono sfumature cangianti. I corpi reclamano eros e non sofferenza. La vita sempre prevarrà a risalir le stelle.

Avvicinatevi ancora, ondeggianti figure apparse in gioventù allo sguardo offuscato. Tenterò questa volta di non farvi svanire? Sento ancora il mio cuore incline a quegli errori? Voi m’incalzate! E sia, vi lascerò salire accanto a me dal velo di nebbia e di vapori. (Goethe, Faust). La narrazione, spesso silenziosa, ci mostra Sofia, attrice enigmatica e ambigua coinvolta in una relazione morbosa con una giovane collega. Quando riceve un copione che racconta di un’antica comunità matriarcale dominata da una strega che esige sacrifici umani, Sofia comprende che le sue origini sono indissolubilmente legate a quella storia.

I confini tra passato e presente si dissolvono. La Tenerezza del Serpente è il terzo capitolo della “Trilogia del Subconscio” iniziata con Santa Guerra e proseguita con Katabasis. Basilare è una citazione estratta da L’Idiota di Fedor Dostoevsky inerente al corpo devastato di Gesù espresso nel dipinto “Il Cristo nel Sepolcro” di Hans Holbein. La coscienza, dunque, il senso di colpa, il destino, e l’amore eterno sono temi che attraversano il film. Infine, la colonna sonora è stata realizzate da Kim e Kathryn Kluge noti per aver composto le musiche in Silence di Martin Scorsese. Fa parte del cast anche Laura Trotter, attrice icona dei decenni scorsi che ritorna sul set dopo molti anni, folgorata dai recenti film di Samantha Casella, cui la regista ne è anche interprete. Al suo fianco Francesca Rettondini anche in veste di produzione. Il film sta ottenendo premi e riconoscimenti nel mondo, da Venezia a Londra a Berlino, dall’India alla Cina agli Stati Uniti.

 

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