La reazione della Francia dopo la rappresaglia

Francois Hollande
Francois Hollande

Il Presidente Hollande, indubbiamente, ha saputo resuscitare l’unità nazionale e sentimenti di orgoglio e dignità nel popolo francese. La reazione militare è scattata perché la Francia è stata attaccata e il sangue versato non deve restare senza risposta. La doverosa premessa non ci esime da una diversa opinione che potrebbe apparire fuori dal coro.

Gli attentati a Parigi del 13 novembre sono una guerra? NO! sono episodi scellerati compiuti da terroristi che vivono in Francia e in Belgio. Definire “guerra” si rischia di dare partita vinta a chi li ha progettati. Non vanno sottovalutate le parole di Papa Francesco – criticate con rispetto – che è stato il primo ad affermare –subito dopo la mattanza- che è in corso la terza guerra mondiale.

Tour-EiffelOggi, ha ripreso il tema affermando, invece, “questa guerra in Siria è davvero una guerra per risolvere i problemi o è una guerra commerciale per vendere armi, cioè per incrementare il commercio illegale? Continua il Papa “maledetti coloro che operano con la guerra e con le armi”. Ad usare facilmente la parola “guerra” si rischia di assecondare l’odio razzista di chi stabilisce un nesso tra islam e terrorismo ed equivale a preparare un conflitto civile che l’Europa avrebbe già perso in partenza. Lasciamo chi per qualche voto in più continua a rimestare in questo fango e soffermiamoci, piuttosto, sulla veridicità del problema che risiede nella mancata insufficiente integrazione degli immigrati e dei musulmani. E’ la disoccupazione al 40% nelle banliue parigine che favorisce il reclutamento dell’Isis. Inoltre, non dobbiamo dimenticare l’inesistenza di una vera azione politica dell’Europa e dagli errori commessi da Blair al tempo della guerra in

Ernesto Calluori
Ernesto Calluori

Iraq, e in questa circostanza dal Presidente Francese di avviare i bombardamenti in Siria, in maniera solitaria rispetto agli altri Leaders europei. Gli Stati europei aderiscono alla NATO? Tra le funzioni Nato c’è anche quella di decidere e coordinare gli interventi militari sia in termini di difesa che di attacco? Sta di fatto che non siamo in guerra, tranne quella che viviamo quotidianamente in quanto privati della nostra libertà di movimenti. La guerra all’Isis la stanno combattendo solo Francia e Russia, che colpiscono bambini innocenti e famiglie musulmane. La risposta militare è complicata perché lo scenario è pieno di contraddizione. La nazionale francese ha, di recente, disputato un incontro di calcio contro l’Inghilterra e la vittoria più grande non era quella sul campo, quanto, di giocare ugualmente. Lanciamo, a tal riguardo, una freccia a favore che dovrebbe servire anche per noi che viviamo con una continua psicosi e ci sentiamo maggiormente esposti nel clima che si è generato. In sostanza, il problema non è la paura in se –che fa il paio con il grande business- ma come fronteggiare il pericolo.

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