Il dominio dell’odio, ma prevalga il perdono

don Camillo Perrone
don Camillo Perrone

Perché Papa Francesco ha voluto l’Anno Santo e lo ha voluto dedicare   alla misericordia? Il motivo è che ci siamo persi, non c’è più attenzione verso gli altri, non c’è comunicazione, dimentichiamo l’importanza dei rapporti umani per lo stress del lavoro, non c’è perdono, non c’è più ascolto. Dimentichiamo che siamo fratelli. Per essere misericordiosi occorre comprendere che siamo tutti bisognosi di misericordia.

Ma cosa succede, ad esempio, nel campo della politica?

La contrapposizione d’idee nella storia c’è sempre stata e ha avuto, talvolta, conseguenze drammatiche per le sorti d’interi popoli, ma si tratta di vicende che meritano un altro tipo di riflessione. Il fenomeno cui ci riferiamo non riguarda il rapporto tra le idee o le opinioni, ma quello tra i singoli individui che, in nome della politica, insultano e sono insultati, denigrano e sono denigrati, offendono e sono offesi. Questo modo di agire, in Italia, ha avuto origine negli anni Novanta quando, con l’esaurirsi della prima Repubblica in seguito a Tangentopoli, venne meno la «sacralità» dell’agire politico. Prima la politica era una sorta di tempio in cui le parole, i gesti, le propensioni personali si misuravano, si controllavano e l’asprezza e la polemica erano rivolte alle opinioni non alle persone. Il dibattito tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista ha avuto vette di conflittualità, ma non è mai degenerato in insulti. Giovanni Guareschi nel suo Don Camillo e l’onorevole Peppone racconta di contese — asperrime — ma che non escludevano un rapporto personale di stima e persino affettuoso. Dobbiamo domandarci se è possibile restituire alla politica una sua laica sacralità, intendendola come il luogo in cui gli uomini danno la parte migliore di sé, anche se non sono gli uomini migliori. Oppure se non può che essere il luogo della selvaggia contrapposizione di uomini (e di qualche donna) che, per ottenere quello che vogliono, usano tutti i mezzi a loro disposizione. E che non esitano a spostare nella sfera pubblica interessi, mancanze, aggressività e rancori. Lo abbiamo visto in queste settimane. Insieme con un crollo delle idee e della proposizione di contenuti necessari per cambiare. Perché più ci s’insulta, più si denigra l’avversario, minore appare la forza delle idee e degli ideali. Ed è questa la conseguenza peggiore del dominio dell’odio nella sfera pubblica. Ci preoccupa la presenza dell’odio nella politica sia nazionale che internazionale. Allora diciamo che è tempo che la politica ritorni al dialogo e che la logica del nemico/amico sia sostituita da quella dell’amore politico e dell’amore per il bene comune.

papa-francesco-Papa Francesco insiste su quella misericordia che fa vincere la violenza, che sradica il terrore, che genera pace e rende la terra più umana. E’ necessario scoprire la pratica effettiva del perdono.

Il perdono ha la sua sede nel cuore di ciascuno, prima di essere un fatto sociale. Solo nella misura in cui si affermano un’etica e una cultura del perdono, si può anche sperare in una “politica del perdono“; espressa in atteggiamenti sociali ed istituti giuridici, nei quali la stessa giustizia assuma un volto più umano. In realtà, il perdono è innanzitutto una scelta personale, una opzione del cuore che va contro l’istinto spontaneo di ripagare il male col male. Tale opzione ha il suo termine di confronto nell’amore di Dio, che ci accoglie nonostante il nostro peccato, e ha il suo modello supremo nel perdono di Cristo che sulla croce ha pregato: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34). Il perdono ha dunque una radice e una misura divine. Questo tuttavia non esclude che se ne possa. cogliere il valore anche alla luce di considerazioni dí umana ragionevolezza. Prima fra tutte, quella relativa all’esperienza che l’essere umano vive in se stesso quando commette il male. Egli si rende allora conto della sua fragilità e desidera che gli altri siano indulgenti con lui. Perché dunque non fare agli altri ciò che ciascuno desidera sia fatto a se stesso? Ogni essere umano coltiva in sé la speranza di poter ricominciare un percorso di vita e di non rimanere prigioniero per sempre dei propri errori e delle proprie colpe. Sogna di poter tornare a sollevare lo sguardo verso il futuro, per scoprire ancora una prospettiva di fiducia e di impegno.

In quanto atto umano, il perdono è innanzitutto un’iniziativa del singolo soggetto nel suo rapporto con gli altri suoi simili. La persona, tuttavia, ha un’essenziale dimensione sociale, in virtù della quale Intreccia una rete di rapporti in cui esprime se stessa: non solo nel bene, purtroppo, ma anche nel male. Conseguenza di ciò è che il perdono si rende necessario anche a livello sociale. Le famiglie, i gruppi, gli Stati, la stessa Comunità internazionale, hanno bisogno di aprirsi al perdono per ritessere legami interrotti, per superare situazioni di sterile condanna mutua, per vincere la tentazione di escludere gli altri non concedendo loro possibilità di appello. La capacità di perdono sta alla base di ogni progetto di una società futura più giusta e solidale.

L’uomo moderno è in cammino verso la distruzione e la dannazione sta percorrendo una via chiamata “ODIO”, e nonostante che sia stato ammonito da una serie di catastrofi, non sembra intenzionato a tornare indietro. Come fermarlo?

<<Ben lungi dall’essere la pia raccomandazione di un sognatore utopista, il comandamento di AMARE e PERDONARE i propri nemici è un’assoluta necessità per la nostra sopravvivenza>>, disse Martin Luther King: ecco la chiave per la soluzione del problema del nostro mondo.

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