A proposito delle elezioni amministrative 2017, considerazioni.

I comunicati stampa e gli articoli pubblicati sui blog “La Siritide” e “Francavilla Informa” in riferimento alle elezioni amministrative dell’11 giugno nei comuni del Senisese mi inducono a riflettere sull’attuale situazione politica.

Aldo Moro e Enrico Berlinguer
La prima cosa che ho notato è la scomparsa dei simboli dei partiti dalle liste dei candidati consiglieri e sindaco. (Tutte le amministrazioni uscenti sono del PD). Nei comuni più rappresentativi dell’area sud della provincia di Potenza, Senise e Latronico, i dirigenti del Partito Democratico non hanno raggiunto un accordo per presentare una sola lista. Infatti, a Senise il sindaco uscente, candidato alle ultime elezioni regionali nella lista del Presidente Pittella del PD, si è presentato in lista civica “Alleanza Democratica per Senise“, sostenuta anche dal vecchio centro-destra che in questa tornata elettorale non ha presentato una propria compagine. Il segretario del locale circolo PD ne capeggia un’ altra , “Senise Bene Comune“. E’ una guerra fraticida per accaparrarsi il potere. Viene da pensare che la democrazia e il bene comune siano gli ultimi obiettivi a cui tendono i due schieramenti. Solamente il Movimento 5 Stelle ha presentato una lista con il proprio simbolo che potrebbe costituire una valida alternativa per amministrare Senise.
simboli storici della prima Repubblica
A Latronico lo scenario è lo stesso. Il sindaco uscente, renziano della prima ora, ha presentato una lista per avere la riconferma; il centro-sinistra ha messo in campo una “Civica per Latronico“. Quello che è accaduto nel Senisese si presenta un po’ su tutto il territorio regionale e nazionale, non solo da oggi, ma da molto tempo. Da quando è nato il Partito Democratico. Siamo passati dal PCI al Partito Democratico della Sinistra-PDS- ai Democratici di Sinistra DS insieme agli eredi della Democrazia Cristiana ai Socialisti ai Verdi a Italia dei Valori alla costituzione di un unico “contenitore”, il PD.
E’ stata una fusione a freddo e inopportuna per il nostro Paese. I partiti politici italiani nati dalla Resistenza avevano una matrice ideologica ben precisa: cattolica, comunista, socialista, repubblicana e liberale e monarchica. Dopo la crisi dei partiti del 1992, sono nati partiti personali (Berlusconi prima e oggi Grillo, la Lega Nord, per non parlare della pletora di gruppi parlamentari sorti in questa legislatura) che hanno generato un crescente discredito della politica e un manifesto interesse personale di che scende in campo. Il fenomeno si sta estendendo anche in altri Paesi Europei (vedi l’elezione di Macron in Francia e prima ancora negli USA con Trump). I vari sistemi politici non hanno dato soluzioni alle questioni mondiali derivanti dalla globalizzazione: la distribuzione della ricchezza e del lavoro, lo squilibrio economico tra Nord e Sud del Mondo, il rispetto dei diritti civili, i mutamenti climatici e la tutela dell’ambiente. Pertanto hanno avuto gioco facile nuovi soggetti e personaggi politici.
L’unica voce che si solleva nel Mondo per affrontare e alleviare le sofferenze dell’umanità è quella del Papa Francesco. Ma aimhé! è sola e inascoltata. Per ritornare ai nostri partiti politici in Italia, bisogna che i cittadini si approprino delle organizzazioni politiche con la partecipazione, la passione e la consapevolezza di fare “il bene comune” nel solco di una rinnovata tradizione.

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