L’Indulgenza del cielo – raccolta di poesie di Mario Trufelli –

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Mario Trufelli

La Lettera ventidue dell’Olivetti dopo “Anni nell’ombra / ma quasi in agguato. / … ” ha ripreso il suo lavoro di trascrizione su carta dei sentimenti concepiti e così a distanza di circa trent’anni dal volume di poesie Prova d’addio, vede la luce la nuova raccolta di Mario Trufelli L’indulgenza del cielo – Osanna Edizioni.

Il libro articolato in tre sezioni, I CAVILLLI DELLA MEMORIA (2005-2020), MALATERRA (1952-1953), E’ MORTO IL CANTASTORIE (1952-1954), “fornisce al lettore – come scrive Franco Vitelli nella sua presentazione al libro – un quadro completo delle sue poesie in una duplice direzione. In primis, dando struttura e forma al consistente materiale inedito prodotto dal 2005 ad oggi… in seconda istanza procedendo a un più sistematico recupero delle poesie della ‘prima stagione’ “.

L’indulgenza del cielo, con le sue 153 poesie, ha il merito di condurre il lettore in un viaggio unico con l’autore, lungo il suo straordinario e pluriennale percorso poetico e culturale, dalla indimenticabile “Lucania” la più nota delle sue poesie (Io lo conosco / questo fruscio di canneti / sui declivi aridi / contesi alla frana…) alla presente raccolta.

    

L’indulgenza del cielo di Mario Trufelli

Ad un lettore attento non possono sfuggire alcuni temi sottesi all’interno della prima sezione della raccolta. Se ne propongono a discrezione alcuni, con un certo numero di poesie correlate. Il ricordo dei tempi passati, tra cui Il sillabario (Il sillabario ritrovato / in un posto impreciso della casa / …), La minuscola riva (… Di qui è passata la mia giovinezza. / …), A moscacieca ( … di quando si giocava a moscacieca / nel delirio dell’adolescenza.), Neve (…Guardi la scena dal balcone / e affondi nell’infanzia.). Il tempo che passa ineluttabile, tra cui Ansia del futuro (A novant’anni / sono un sognatore / vittima dei ricordi che tornano alla mente / …), Il calendario (La giustizia del tempo. / Non lo guardo con sospetto / lo interrogo, / lo analizzo / gioco con lui. / …), Ricorrenza (… Nella memoria / disegno volti e figure / degli amici irrequieti / che mi fanno festa. / …). Affetti familiari, tra cui il ricordo della madre con Visione (… Mi riappari in sogno nell’abito da sposa. / Visione superba, madre mia / …), del padre con Sussulto (Giocavi a carte e vincevi / contro la vecchiaia…), del nonno con Ansia del futuro, del figlio mai nato con Illusioni (… Lo ami / a dispetto delle somiglianze / che non ti appartengono. / …). Gli amori, tra cui Primo amore (… i ragazzi innamorati / al primo bacio.), Malizia (… tu sola / parli con la malizia / della camicetta a fiori), Sapori (… sul tuo seno cerco sapori / mai più materni). Le città amate, Le scale di Potenza (… Le scale di Potenza… / Un continuo dissidio / tra cielo e terra. /…), La Matera dei Sassi (… La Matera dei Sassi / è un simulacro.). Personalità, al pittore Luigi Guerricchio L’eco delle grotte, a Leonardo Sinisgalli Fuochi fatui, a Carlo Levi La favola dei calanchi, a Rocco Mazzarone Grovigli d’ombra, a Dinu Adamesteanu Nel tumulto dei millenni, a Rocco Scotellaro Una rete di ombre, a Pier Paolo Pasolini Il figlio del dubbio, ad Aldo Moro L’espediente degli assassini, alle vittime della mafia Epigrafe. Ecologia, tra cui A vista d’occhio (… Lontano il tempo in cui / tutto era paesaggio, a vista d’occhio. / …), Oltre il fiume (… Il nostro fiume l’hanno / messo in quarantena. / …), Incendio (…straziano l’anima gli alberi / massacrati dalle fiamme. / …), Il mare di Pitagora (… Lo Ionio è triste visione / quando invade / l’universo della Magna Grecia / …), Nell’insonnia del vento (… Nella sua solitudine il pastore / ingenuo don Chisciotte / snuda la rabbia / contro i mulini a vento / che hanno messo in croce le montagne.).

     Le poesie delle sezioni successive di MALATERRA (1952-1953) e di E’ MORTO IL CANTASTORIE (1952-1954), esprimono “una coralità d’ambiente – come scrive Franco Vitelli nella sua presentazione al libro – che rispecchia il clima del secondo dopoguerra in un Mezzogiorno proteso sulla difficile via del cambiamento”.

Mario Trufelli

       L’ultima poesia Ombre presente in quarta di copertina è stata scritta appena due mesi fa, nel pieno della tragedia sanitaria del Covid-19. Essa è figlia dell’intreccio delle due anime presenti in Trufelli, quella del poeta e quella del giornalista, già d’altra parte per anni collaboratore fisso della trasmissione televisiva sulla salute “Check-up”. Da questo connubio nascono i versi che riescono a combinare due mondi apparentemente così distanti della poesia e della scienza.

OMBRE

Cammino a vista nella città

segnata dal silenzio.

Ho chiuso bocca e pensieri

per non farmi ossessionare.

Vedo ombre dappertutto

ma sono i monumenti degli eroi

ormai padroni del campo.

 

Non solo guerre e terremoti

fanno morire gli uomini indifesi.

Li sta cancellando il virus

incognito alla scienza

il farmaco che manca.

Laboratori insonni

a fronteggiare il covid-19.

 

E’ sconvolta la scena del mondo.

Rischia il naufragio l’arca di Noè?

 

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