Ricordare per fare Memoria

Presentazione del libro (a cura di) A. Capuano: Mons. Fiordalisi. La coerenza…l’amore e la sofferenza

A Montegiordano e a Francavilla in Sinni di Renato Di Nubila, Università di Padova

Ho accolto molto volentieri l’invito ad essere qui :

  • per ricordare la figura di Don Carmelo Fiordalisi ( parroco da 1934-1966);
  • per un plauso all’Editore che ha curato il volume, al Donatore e ai vari testimonials che hanno collaborato;
  • ma specialmente per “fare memoria” della forte testimonianza di Don Carmelo con un’attività pastorale, coraggiosa e ricca di messaggi significativi per noi tutti.
Mons. Carmelo Fiordalisi

Tanti sono i gesti della vita di don Carmelo Fiordalisi, ma quello che meglio ne connota la sua missione di uomo di Dio e di Parroco è il gesto della grande carità che ha segnato tutta la sua vita. Per questo – nella mia introduzione al testo – ho voluto richiamare la figura di don Primo Mazzolari (1899-1959; parroco a Viadana di Mantova) che spesso ripeteva: “Guai se il prete si dimentica di essere uomo … e che ogni anima è un universo di dignità umana”, con singolare attenzione alla sofferenza e alla povertà degli altri…anche degli avversari. Vedo in don Carmelo una grande somiglianza con don Primo, del quale è rimasta famosa la sua omelia del Giovedì Santo del 1957, dal titolo: “Nostro fratello Giuda…!

Ma andiamo con ordine nel ricordare alcuni fatti, alcuni gesti e la cronaca del tempo. Il sottoscritto ha conosciuto don Carmelo da vicino…fino all’età dei 12 anni e durante le vacanze estive; ero uno dei suoi chierichetti; a volte persino uno dei suoi postini per imbucare pacchi di cartoline postali con cui chiedeva aiuti per i poveri e per la beneficienza. Ero presente nel negozio di mio padre, quando don Carmelo veniva a prendere il Corriere della Sera e per scambiare qualche idea. Altri particolari li troviamo, sul libro, nell’intervento di mio fratello Felice, dal titolo: in memoria di Don Carmelo Fiordalisi.
Ho seguito anch’io alcune azioni pastorali coraggiose: la costruzione dell’Asilo, e, a distanza, la costruzione della colonia di Montegiordano aperta anche ai Francavillesi; ma non voglio dimenticare la venuta delle suore, Figlie dell’Oratorio (Ricordo, tra le altre, Suor Maria Storari che curava noi aspiranti di AC).


Don Carmelo e la politica del tempo.
Sicuramente la politica è uno dei temi che ha segnato la sua attività, suscitando anche le critiche dei suoi non pochi avversari. Per aprire questo capitolo, però, non bisogna dimenticare che eravamo in tempi di guerra fredda, di ateismo militante, di duro stalinismo, di anticlericalismo dichiarato, di lotta ideologica spietata. Erano i giorni in cui nei Paesi dell’Est venivano trascinati in carcere Vescovi, Sacerdoti, come il card. Jozsef Mindszenty di Budapest e tanti altri cattolici.
Don Carmelo non fece mistero della sua scelta di campo per il partito della DC, come schieramento di ispirazione cristiana (“a causa della fede, come cristiano impegnato per il bene comune…non in nome della fede, per fare proselitismo”, come ripeteva spesso Aldo Moro). Questo gli attirò feroci avversari che, in mille modi, lo minacciavano. In questi frangenti, le non-parole e i silenzi del parroco…erano mute e preziose lezioni di carità!

Ancora oggi c’è qualche dichiarato “avversario” nostalgico di quei tempi, travolto da un grave errore di valutazione storica. A questi si potrebbe applicare il proverbio popolare orientale “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito e non guarda la luna!”. (Angelo Branduardi su questo tema ha scritto una canzone!). La visione ideologica stravolge la loro attenzione e fa dimenticare il bene compiuto da questo Parroco. Senza riferimento a quei tempi, non si comprenderebbe questa contrapposizione che non impedì all’infaticabile don Carmelo di aiutare anche gli avversari. Il caso di Michele Canonico, uomo onesto e coerente con le sue idee di comunista militante, persona competente come perito elettrotecnico, convinto avversario politico dei cattolici. Ma quando arrivarono le difficoltà per il suo posto di lavoro, fino a costringerlo ad una grave indigenza, il gesto caritatevole di Don Carmelo non esitò un istante ad intervenire con l’aiuto materiale e la possibilità di far studiare i figli. Vale la pena ricordare, a questo proposito, un particolare: per questo don Carmelo apprezzava particolarmente Alcide De Gasperi come fervente cristiano impegnato in politica e per la sua bella figura di uomo integerrimo tutto votato a ricostruire il Paese distrutto dalla guerra, anch’egli bersaglio di attacchi feroci dai suoi avversari e di tanto odio, nonostante si prodigasse a ricostruire il Paese, come oggi tutti gli riconoscono.

Presentazione libro su Mons. Fiordalisi in Montegiordano 22-8-2020

Come dire che anche per mons. Fiordalisi non si possono guardare i fatti di ieri con gli occhi di oggi, senza dimenticare che anche il Parroco è un uomo esposto a possibili errori.
Infatti, nella sua semplicità, Don Carmelo a volte cedeva a qualche ingenuità: quando dava l’impressione di eccessiva soggezione verso qualche “signore” del Paese…ingenuità che però riequilibrava con i segnali di una grande dedizione ai poveri e ai bisognosi, come leggiamo in tutte le testimonianze riportate in questo libro.

Un plauso all’editore e al donatore

Fatti e vicende che Antonio Capuano ha saputo riportare con il concorso di testimoni anche di opinioni diverse. A lui un plauso per aver superato non poche difficoltà iniziali, di aver creduto di offrire al Paese il profilo di un uomo generoso, con un libro utile e necessario, anche se ancora incompleto su alcuni aspetti dell’attività di don Carmelo1 A lui e al Donatore il nostro grazie. Una segnalazione particolare – fra gli altri – merita il contributo di Don Franco Lacanna, oggi parroco di Francavilla e quello di don Camillo Perrone, Parroco emerito di San Severino Lucano. Piace pure richiamare gli interventi di Flora Febbraio, di Antonio “Belfiore”, come voci che vengono da un versante per certi aspetti critico; anche in essi emerge la indicazione della grande carità di don Carmelo.

A tutti un grazie per la documentazione fornita, i ricordi riproposti, le dichiarazioni testimoniali che vengono ad arricchire la storia e le vicende di questo nostro Paese.

1.Ci riferiamo all’esigenza di una ricostruzione rigorosa dei motivi, delle cause, delle pressioni che determinarono la partenza di mons. Fiordalisi. Dispiace ricordare che il giorno dei suoi funerali erano presenti solo pochi Francavillesi.

Consentitemi un’ulteriore riflessione.

Credo utile proporvi una mia riflessione, così come mi capita quando presento un libro o partecipo al ricordo di un evento. Sono convinto che “il ricordo sia un modo d’incontrarsi” diceva Khalil Gibran, poeta Libanese; e ancora che “i ricordi sono come il vino nella bottiglia: parte rimane limpido e il torbido resta sul fondo…ma non bisogna agitare la bottiglia”, scriveva Rigoni Stern, scrittore. Emerge spesso il tema del tempo e del rapporto dell’uomo con esso.
Lo scriveva Sant’Agostino:

”Il tempo è un fluire di presente… il presente del passato diventa memoria; il presente che guarda al presente rimane visione; il presente del futuro diventa attesa e aspettativa”.

Mons. Carmelo Fiordalisi

Espressioni che possono aiutarci a dare un senso alla presentazione di un libro, come questo, che ha tanti ricordi di riferimento: un sacerdote, vero pastore, e un paese diviso da scontro ideologico, che orbita intorno alle sua intensa attività solidale di carità cristiana.

Un effluvio di ricordi ci riporta all’indietro nel tempo per non dimenticare. Di qui l’importanza di documentare, di narrare per immagini, di svegliare ricordi buoni e tristi…per non dimenticare in un mondo che tutto trascina nella velocità delle notizie, dei social network che investono gli adulti e travolgono i giovani, spesso rubando a loro gli elementi primordiali della loro appartenenza, della loro identità e persino della loro cittadinanza.

Nel presentare un libro, con documenti, foto e richiami, tutto sembra invitarci a tornare indietro, come a rimpiangere il passato che non c’è più. Diciamo pure con un detto giapponese: ”Il passato sarà anche un buon rifugio, ma il futuro è l’unico posto dove possiamo andare!

Ecco perché dobbiamo saper evitare il rischio della semplice nostalgia di un “paradiso perduto. E’ una facile e ricorrente tentazione: se è vero che i tempi si muovono in una direzione, mentre i ricordi vanno in un’altra, è anche vero che ci conviene coltivare i nostri ricordi, ma senza fermare il tempo della storia che va avanti. E’ importante allora sapersi convincere che non tutto il nuovo che arriva è bello, ma c’è e che occorre affrontarlo con gli occhi del passato e con la voglia del futuro.

Nel gioco tra ricordi del passato e del presente dobbiamo allora mettere in conto due aspetti: l’uno che valorizza il passato come una difficile, ma orgogliosa costruzione di vita, di buoni ideali, di conquiste sofferte, insieme a tanti possibili errori; un secondo aspetto riguarda il livello di consapevolezza che il cittadino di oggi deve saper acquisire per dare al passato la giusta importanza, ed essere in grado di provare di migliorare il presente, non potendo più riproporre o correggere il passato. Questo significa che abbiamo ancora tanto da imparare. A questo proposito mi viene in mente il vecchio detto lucano in dialetto materano: “a vecchie non vuliede murì, ca s’aviede ‘mparà”. Agire con questa lungimiranza significa passare dal ricordo al “fare memoria” che è un atto più profondo del semplice ricordare e del commemorare. Allora, “fare memoria” deve poter significare “fermarsi per rileggere con attenzione” i fatti, le circostanze, le intenzioni, gli scritti, i documenti; significa conoscere meglio, come ci ammoniva Primo Levi: ”Se comprendere a volte è impossibile, conoscere è necessario”; “Fare memoria” è anche decidere da che parte stare: con l’uomo come persona o con la forza disumana di chi usa male il potere, la libertà…le nuove tecnologie… con demagogia sprezzante. “Fare memoria” è anche indignarsi e mantenere alta l’indignazione …per le ingiustizie…la corruzione…l’arroganza… Fare memoria di Don Carmelo è anche scelta evangelica di campo davanti alla povertà, alle disuguaglianze e alle violenze dei nostri tempi – come sta facendo papa Francesco che, in una recente udienza, diceva in bella lingua spagnola: ”Amigos, non estamos a balconar!, non fermiamoci a vedere dal balcone come passano i poveri, i bisognosi, chi soffre per motivi diversi – senza farsi condizionare dalle insinuazioni ideologiche, da nostalgie e da avidità di potere. La figura del Parroco non va allora stravolta: è un uomo come noi, che ha scelto una missione straordinaria di spiritualità e di carità; è carico di impegni, è riferimento di molti, ma è anche bersaglio di alcuni; in questa società secolarizzata la sua missione è diventata più difficile…a rischio di solitudine non tanto fisica, quanto umana e psicologica.

Prof. Renato Di Nubila

Diversamente, ricordare e il “fare memoria”, come in una delle tante commemorazioni, rimane un rituale emozionante, consolatorio, senza senso per il presente e per il futuro, tanto che la vera ferita, in queste situazioni, sarebbe il disinteresse ed il cinismo. Questo è possibile, se non rimaniamo prigionieri dei propri pregiudizi. Trasmettere memoria, resta dunque uno dei problemi culturali e morali dei nostri tempi, la sfida della modernità. Un’adesione si vive, si tramette, proprio in un tempo in cui il cittadino globale è centrato quasi esclusivamente sul presente, vissuto come l’unico “tempo dell’uomo”. Fare memoria rimane un dovere nel contrastare l’indifferenza verso l’intolleranza…così come l’impegno a formare cittadini attivi, non disposti a forme di soggezione al potere politico, economico, istituzionale, burocratico. Ma fare memoria è anche azione educativa, perché i nostri figli non debbano mai dire: ”Non lo sapevamo”, per poi sentirsi estranei alla storia e a quanto succede. Allora penso che ci convenga raccogliere l’invito degli storici che ci hanno insegnato che “non c’è storia senza memoria”, come a voler toccar con mano che ”Nel Paese della memoria, il tempo è sempre ORA!”, per dire che se in noi viene meno l’interesse…per certi aspetti vitali…è perché viene meno la memoria di fatti e di eventi significativi. Perdere la memoria significa allora perdere pezzi della propria storia personal e della propria identità.

La vita pastorale di Don Carmelo, vissuto povero e morto poverissimo, ci consegna oggi una serie di messaggi preziosi che, ancora nel tempo, possono sollecitare nell’uomo d’oggi gesti significativi, invitando gli adulti e i giovani ai quali ripeteva spesso di “saper guardare avanti con fiducia e con grande attenzione all’altro…vicino o lontano che sia”. Come hanno saputo fare i nostri padri nei momenti drammatici della guerra.

Consentitemi due riferimenti finali, a modo di esemplificazione:
Chi non ricorda il grido finale di Eduardo De Filippo, alla fine della Commedia “Napoli milionaria”:

Ha da passà a nuttata!”, ma senza alcun riferimento al nuovo giorno.

Diversamente, i Partigiani cattolici di Romagna avevano come parola d’ordine: ”s’ l’è not, us farà dè!” (Se è notte si farà giorno!”) E’ un saluto di ripresa, di fiducia nel nuovo giorno della vita che riparte; è questo oggi uno dei messaggi di mons. Fiordalisi.

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