Memento audere semper (Cap. 16°)- Allori e sfortune del dottor Quartulli

Memento audere semper” Mini-minor che di lì a poco gli riuscì estremamente utile perché col ricavato della vendita poté pagare la prima rata per il rilascio di un certificato fasullo, ma ben contraffatto, di laurea in Medicina e di un secondo documento attestante il superamento dell’esame di abilitazione.

Giovanni Gazzaneo

Per le rate successive, da onorare nel giro di dodici mesi, non gli furono chieste garanzie di sorta: non ce n’era bisogno poiché l’associazione a delinquere in questione avrebbe saputo come e dove scovarlo in qualsiasi momento… e mandarlo a languire in un lettino di rianimazione per mesi, se avesse solo tentato di fare il furbo.

Era un bel rischio, ma Quartulli si era risolto a correrlo perché, bene o male, altro non c’era che sapesse o volesse fare nella vita. I mesi trascorsi in ospedale non erano stati infruttuosi: gli avevano fornito del mestiere una certa infarinatura che gli avrebbe facilmente consentito di spacciarsi per dottore fra gente semplice e dalle miti pretese.

Ricordava in proposito le parole di un anziano medico condotto che ogni tanto si recava in ospedale per sentire di qualche paziente: “Sono tramontati i tempi delle appendiciti sul tavolo da cucina e delle polmoniti curate a casa. Adesso è diverso: se te la senti, bene. Altrimenti mandi tutti in ospedale o dallo specialista e buonanotte! Vedi, caro Quartulli, ormai la nostra attività è ridotta a tre cose: scrivere ricette, misurare pressioni ed effettuare qualche ciclo di endovenose…”

Lui, le tre cose, le sapeva fare benissimo.

Di possibilità ce n’erano a iosa, dato che intere province risultavano carenti di medici generici. Solo che, per ovvi motivi, la zona prescelta doveva trovarsi fuori mano.

Prese in esame il Friuli, il Trentino, la Valle d’Aosta, ma finì per scartare tali regioni perché montagnose. Montagna voleva dire fatica.

Si sovvenne allora di certi luoghi nei quali una domenica di alcuni anni prima era stato in gita col padre e un suo amico cacciatore: sperduti villaggi nel delta del Po confusi nella nebbia, che gli avevano dato veramente l’impressione di essere dimenticati dalla restante umanità. Modesti paesi di pescatori e contadini, che però avevano un pregio: quello di essere ubicati in pianura e nel contempo tagliati fuori dagli itinerari più battuti, nel senso che per andarci bisognava farlo di proposito.

La sua storia? Ma dài! Assurdo che fosse giunta laggiù: rimasta a livello di chiacchiere da osteria, non aveva varcato i confini locali, al massimo ne avevano spettegolato un po’ nei paesi limitrofi. E nessun giornale ne aveva scritto.

Telefonò all’Ordine dei medici qualificandosi come un dottore appena laureato che desiderava sapere in quali paesi del Polesine e del Delta vi fosse carenza di sanitari.

La segretaria non credette alle proprie orecchie: un giovane medico che faceva una richiesta simile! O era un pazzo o un missionario! Gli fornì l’elenco che gli interessava e gli consigliò di prendere contatto direttamente con i comuni in questione.

Su una carta stradale della regione Quartulli racchiuse in cerchietti rossi i comuni segnalati. Telefonò a sindaci, parroci e segretari municipali, effettuò dei sopralluoghi anche in incognito. Alla fine optò per Buonafine Po, un piccolo comune sul Delta, dove da anni la questione del reperimento, ma soprattutto della permanenza di uno straccio di medico era legata a un filo. E dove, particolare da non sottovalutare, la sola strada esistente aveva termine: oltre, infatti, vi era solo il mare.

Recuperò, tra le cose appartenute a suo padre, una vecchia borsa che assomigliava vagamente a quelle adoperate dai medici, vi ripose il fonendoscopio ricevuto in regalo da Schiapparelli, un apparecchio mai restituito preso una volta in prestito col beneplacito di suor Tersilla per misurare la pressione alla futura suocera, e caricò tutto su di una scassatissima cinquecento comperata quasi per niente da uno sfasciacarrozze.

Alla madre raccontò di aver trovato lavoro come venditore di pentole a pressione e che la sua zona operativa si trovava in bassa Italia. Le avrebbe telefonato almeno una volta alla settimana, non si desse pensiero.

– E appena gli affari cominceranno a girare come dico io, ti farò avere anche dei soldi – così la zittì quando la donna cominciò a insistere per sapere di più.

Nel lasciare la statale Romea per addentrarsi nel Delta ebbe un attimo di esitazione e rallentò sin quasi a fermarsi. Gli vennero alla mente allora certe massime latine udite sovente pronunciare dal suo ex primario quando voleva incoraggiarlo ad affrontare la vita: “Memento audere semper”, “Audaces fortuna adjuvat”. E pigiò sull’acceleratore.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi