Fenomeno dell’emigrazione meridionale

Sin dalla sua comparsa sulla terra, l’uomo si è trovato nella condizione di dover abbandonare il luogo d’origine per svariati motivi: sfuggire alla fame, salvarsi da persecuzioni, inseguire sogni di benessere ecc. La causa più di ogni altra che ha determinato un costante fenomeno è stata la ricerca di un posto di lavoro.

Ernesto Calluori

La grande vicenda dell’emigrazione e di quella transoceanica in particolare, rappresenta l’aspetto più doloroso dal punto di vista umano e più gravoso dal punto di sviluppo della questione meridionale. Infatti, trova una sua giustificazione non solo nella consistenza quantitativa del fenomeno che è stato rilevante, ma soprattutto nelle gravi conseguenze che ha determinato nelle regioni meridionali.

Intere Regioni come la Basilicata e la Calabria, sono state spinte alle soglie della loro estinzione storica; da qui il tracollo che ha investito non solo l’economia, ma la società, la cultura e la coscienza di un popolo che tanta parte hanno avuto nel non interagire nello sviluppo delle regioni meridionali. In Basilicata, ad esempio, la vita era dura: le annate scarse per le siccità estive, scarsi i salari, la popolazione cresceva, il fisco era inesorabile, la ricchezza malamente distribuita.

Una grave cappa di piombo pesava sul popolo. Prima del 1861, in Basilicata, emigravano i suonatori ambulanti di Viggiano e Marsico Vetere, i caffettieri di Lagonegro, i ramai di Nemoli e di Rivello con altre categorie di manovalanza. Si stima che, secondo calcoli desunti dalle statistiche, dal 1870 al 1911 sarebbero emigrati dalla Basilicata per oltre Oceano 357.000 individui senza contare gli emigranti clandestini.

Sarebbero rimpatriati 140 mila circa, mentre 215 mila della Basilicata son rimasti nelle Americhe fino al 1911. Si narra che Vicienzo detto l’americano, rimpatria, scende dall’auto postale salutato dalle braccia di chi lo aspettava, che se lo abbracciano e gli chiedono notizie, lettere, danaro dei parenti rimasti in America.

Egli è confuso, risponde e non risponde. Grida e gemiti si sentono ad un tratto: Vicienzo varca la soglia di una casetta, dove, dinanzi al focolaio siede una vecchietta che si alza a stenti e grida: dove è il figlio mio? Vicienzo si butta nelle braccia di mamma Cuncetta, si stringono e si baciano ripetutamente con le lacrime agli occhi. Dopo quindici anni, veniva a rivedere la madre che voleva baciarlo prima di chiudere gli occhi per sempre.

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