Uno sforzo comune per i giovani del paese

Il Fatto Quotidiano del 5 aprile u.s. riporta un articolo da cui apprendiamo che dei giovani calabresi sono tornati nella loro regione per fare qualcosa per il territorio, perché non vogliono vivere in posti dove non si vede più il cielo.

il baco da setaSono tornati per allevare bachi da seta imparando dalla antica tradizione degli anziani. Infatti, hanno avviato la loro cooperativa agricola nel borgo di San Florio in provincia di Catanzaro ottenendo dal comune la convenzione per lavorare 5 ettari di terreno in disuso, assieme al Museo della Seta all’interno di un vecchio castello, con una grande ricaduta occupazionale e crescita economica e sociale del piccolo centro calabrese.

Francavilla che vantava un artigianato fiorente nel campo della lavorazione del legno, della produzione di mattoni ed embrici, non ha saputo continuare queste attività adeguandosi a questi nuovi sistemi di produzione; invece è sorto un artigianato di manufatti per la costruzione di nuove abitazioni sia in paese che in tutto il circondario.

Si sono creati inoltre anche realtà a livello industriale ma non abbiamo continuato con le dovute innovazioni tecniche e tecnologiche le produzioni pre-esistenti. Uno sforzo comune si potrebbe fare per riprendere alcune attività tra l’amministrazione comunale, le associazioni del territorio, gli enti regionali preposti, considerato che:

  1. Il comune di Francavilla sul Sinni ha la disponibilità dei terreni golenali tra Frida e Sinni;
  2. Molti giovani del paese non hanno mai svolto un’attività lavorative e nemmeno la cercano, quindi il fattore manodopera è presente;
  3. Le leggi regionali favoriscono e incentivano la costituzione di cooperative sociali in agricoltura.

Con questi fattori positivi della produzione, quali iniziative possiamo intraprendere? Certamente ripercorrere la stessa strada dei giovani calabresi con la produzione della seta si può fare, anche perché nel passato il paese era un produttore di bozzoli di seta (attività introdotta dai monaci Certosini).

Si potrebbe continuare la coltivazione del lupino. Si proprio il lupino perché è una pianta leguminosa il cui frutto oggi è tenuto in alta considerazione nell’alimentazione umana. Questo legume oltre ad avere un elevato contenuto proteico e di sali minerali, è indicato nella cura di alcune forme di diabete e nella dieta dei celiaci essendo privo di glutine. Ha inoltre un grande potere di abbassare il colesterolo cattivo.

Esiste proprio una varietà di lupino di Francavilla o del Pollino la cui coltivazione avviata anni addietro da piccoli coltivatori non ha avuto successo per una serie di motivazioni.

Non è una bella cosa vedere nei fruttivendoli le confezioni di lupini, il cui consumo si sta diffondendo anche da noi, provenienti dalle regioni vicine. Sarebbe cosa buona e giusta che i nostri prodotti venissero venduti da noi ed esportati.

Oggi giorno il mercato richiede in continua crescita una pianta ornamentale e profumata la lavanda sia per gli usi ornamentali che per l’estrazione del profumatissimo olio di lavanda.

Inoltre è una pianta che vegeta bene nei nostri terreni e che non richiede molte cure specifiche. Assicura anche un adeguato reddito.

Ho indicato queste iniziative, ma il discorso si può allargare. Ma il punto su cui dobbiamo far leva è la creazione del lavoro dell’occupazione giovanile, per dare dignità e motivazioni a quei giovani che non si sono mai cimentati con il lavoro. In ottemperanza proprio alla legge regionale 17 dicembre 2018 nr. 53 le cui finalità sono:

“lo sviluppo di interventi e di servizi sociali socio sanitari, educativi e di inserimento socio lavorativo allo scopo di facilitare l’accesso adeguato e uniforme alle prestazioni essenziali da garantire alle persone alle famiglie e alle comunità locali…”.

Per far ciò occorre uno sforzo immane ma si rende necessario con il concorso di tutti per non lasciare il paese e i giovani in particolare abbandonati all’ozio alla rassegnazione e all’abbandono.

  1. Antonio Fortunato – come di sovente è abituato a fare e a pensare – delinea le difficoltà di occupazione giovanile insite in questo particolare momento. Ho letto con molta attenzione tutto quanto sostiene, ripercorrendo le produzioni e le attività preesistenti alle quali aggiungerei, perchè no ? quella dell’ apicoltore dietro cui si nasconde un profitto molto redditizio. Il 2020 trascorso all’insegna del COVID 19 ha visto una emorragia di lavoratori dipendenti e indipendenti, ponendo in luce nuove e devastanti conseguenze a livello sanitario, economico e sociale. L’attuale crisi apre, perciò, una occasione straordinaria di un cambio di passo chiedendo maggiori tutele e garanzie salariali per pianificare e costruire il proprio futuro.Tutto questo darebbe segnali forti ai giovani con la creazione di nuovi posti di lavoro. Vorrei, sommessamente, porre una riflessione sul fatto che i “giovani di oggi” appartengono a un’altra epoca generazionale poco incline alla lavorazione della seta, del lupino e/o dell’apicoltore pur apprezzando lo sforzo per le varie iniziative elencate per i giovani del paese. Il Governo già impegnato a resistere alle prossime tornate elettorali, dovrà capire come investire in “debito buono” i 209 Miliardi che spettano al Paese, con l’attenzione particolare per quei territori del Sud con la creazione di lavoro dal momento che è nato un apposito Ministero per il Sud.

    1. Vorrei precisare che le iniziative proposte sono semplici da realizzarsi con quei giovani che non hanno mai lavorato e che hanno dei problemi di varia natura.Proprio in ottemperanza alle indicazioni e alle finalità della legge regionale citata.In Calabria,a San Floro appunto,la produzione della seta va alla grande con tutto l’indotto.

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