Roma: chi si fa avanti il 3 e 4 ottobre

L’imperativo di coloro che aspirano ad occupare per i prossimi cinque anni la poltrona più importante della Capitale è quello di assicurarsi il ballottaggio.

Meglio quindi, attrezzarsi con più liste civiche provenienti dalla società civile. Al primo posto Roberto Gualtieri che con sei liste raccoglie il consenso della sinistra più estrema a quella più moderata.

Roberto Gualtieri

Lo segue Enrico Michetti per il centro – destra con cinque liste. Virginia Raggi, invece, con due. Carlo Calenda sceglie la lista unica. In queste liste c’è tutto e il contrario di tutto.

Enrico Michetti

Per Gualtieri ci sarà la lista che comprende il mondo cattolico e del volontariato e una lista civica. Michetti oltre alle tre liste di partito, ha messo due civiche. Per la Raggi che alle scorse elezioni ha vinto solo con il supporto grillino, dinanzi alla sfida che si presenta più complicata, farà affidamento su una lista civica con due cavalli di razza quali Alessandro Bianchi ex ministro del governo Prodi in quota Comunisti e di un altro ex ministro del centro sinistra Alfonso Pecoraro Scanio. Calenda, il leader di Azione, è convinto di sconfiggere gli avversari con un’unica lista. In pista molte conferme e anche coloro che hanno cambiato casacca per salire sul carro di chi considera già vincitore.

Virginia Raggi

Questa corsa di candidati con liste a profusione, ci porta a riflettere sulla necessità che occorre ripartire dalle periferie per due ragioni: primo perché fanno parte di una città il cui territorio è molto grande; in secondo luogo perché comprendono tutte le aree di criticità sociale. Povertà, degrado, criminalità, guerre tra poveri e cosi via. Il male delle periferie non è tanto la miseria ma l’abbandono che si identifica nella mancanza di servizi e di strutture destinate alla collettività collegate con il territorio.

Carlo Calenda

Ridisegnare queste strutture, significa ridisegnare la città. E’ necessario, quindi, un progetto che non deve essere la somma di propositi generici destinati a rimanere sulla carta ma per contro un impegno. Un tempo si diceva ‘ci vuole la VOLONTA’ POLITICA‘ mentre oggi il ruolo di “deus ex machina“ è privo di interpreti e anche di aspiranti interpreti. Di questi candidati che nelle periferie si abbandonano alle promesse, chi si farà avanti ?

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