Pressioni cattoliche nell’agenda di governo

Ernesto Calluori

Ancora oggi rimane drammaticamente vera la moda di dettare l’agenda agli organi istituzionali. Ferruccio De Bortoli, sul Corriere della Sera, in un editoriale non troppo lusinghiero sull’operato del governo, aveva parlato delle cose da fare e di quelle non fatte.

Ora è la volta della Cei oppure della Segreteria di Stato del Vaticano, quando afferma che bisognerebbe chiedere alla gente se sta trovando le risposte adeguate mettendo come priorità la famiglia, i giovani, il lavoro, non solo annunciando ma affrontando in modo reale.

Parole chiare che danno il segno che rappresentano anche un ingresso a gamba tesa in un dibattito già molto acceso. Molto spesso i suggerimenti vengono presi e dati per i buoni e meno buoni a secondo dell’appartenenza politica.

Camera dei Deputati

Per il ddl ZAN, ad esempio, in discussione al Senato, il Vaticano e la Cei hanno invitato il governo italiano a rimodulare il disegno di legge “ in materia di misure di prevenzione e delle violenze per motivi fondati sul sesso “.

Gaetano Salvemini, ha lasciato scritto che “i cattolici rivendicano le loro libertà in base ai nostri principi laici e negano le nostre libertà in base ai loro principi religiosi“.

Piazza-San-Pietro

Quelle a cui si è meno abituati, è il tentativo di riempire o modificare le pagine dell’agenda ancora tutte da riscrivere. Ci attendiamo come cittadini di uno Stato democratico laico, che la politica si sottragga a queste pressioni e lo faccia a testa alta respingendo al mittente certe pretese di ingerenza nel dibattito politico.

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