Viola Amendolara
Chi sono? Chi voglio diventare un giorno? Quali sono i miei limiti e cosa posso fare per superarli? Quanto coraggio mi serve per arrivare dove voglio arrivare?

Queste sono le domande che ogni ragazzo fa a se stesso, o almeno sono queste le cose che mi sono sempre chiesta. Sono quelle stesse domande alle quali inizi a cercare una risposta nel momento in cui delle persone esterne ti spronano a farlo anche inconsapevolmente.

Le mie “persone esterne” sono state quelle che mi hanno accompagnata nell’esperienza del Campo Giovani di Azione Cattolica diocesano ad Assisi. Il giorno della partenza ero ancora molto scettica sul da farsi, ero sicura che sarebbe stata una semplice gita in compagnia dei miei amici con l’aggiunta di una parte di preghiera e spiritualità.
Già dal primo giorno, però, ho iniziato a ricredermi. Divisi in gruppo, abbiamo da subito iniziato a parlare di temi importanti quali per esempio il viaggio interiore: molti di voi potranno pensare a un discorso infantile e pieno di frasi fatte, e magari alcuni di voi ora stanno ridendo, ma tranquilli, all’inizio lo facevamo tutti.

Il viaggio all’interno di noi stessi, però, è il punto da cui bisogna partire per capire appieno il resto del percorso, sia personale che del campo in generale e, parallelamente, anche la storia di San Francesco. Sebbene noi oggi lo vediamo come l’uomo dell’umiltà e il santo dei poveri, prima della chiamata di Dio Francesco è stato un peccatore come tanti, forse anche peggiore di alcuni di noi.
Grazie ai nostri accompagnatori e ad alcuni frati, abbiamo avuto la possibilità di seguire i passi della sua vita e tutta la sua storia sia attraverso il racconto orale che attraverso i luoghi concreti della suo percorso.

Partendo dal cammino all’Eremo delle Carceri, dove Francesco si ritira in preghiera dopo la guerra insieme ai suoi seguaci, e dove noi abbiamo potuto ascoltare una parte della storia attraverso la voce di Fra Daniele, abbiamo visitato le basiliche di Assisi, come quella di S. Francesco, in cui è raffigurata la sua vita in parallelo a quella di Gesù su due pareti distinte, grazie alla magnifica mano di Giotto. Ci siamo poi spostati a Santa Maria degli Angeli, alla Porziuncola, in un momento di preghiera e soprattutto di confessione e pentimento, tornando poi ad Assisi, a San Damiano, dove in primo luogo abbiamo ascoltato le parole di Padre Alessandro, che con la sua espressività coinvolgente e la sua gioia e tranquillità, ci ha introdotti a tutta la vera storia del Santo, raccontandoci sfaccettature positive e negative e facendo riferimenti significativi alla nostra vita quotidiana, oltre che a raccontare anche di Santa Chiara; in seguito abbiamo potuto visitare i luoghi del posto, come il giardino in cui San Francesco compone il Cantico delle Creature, oppure il luogo in cui Chiara muore.

Infine, abbiamo celebrato insieme la Messa alla Basilica della Spoliazione, dove è conservato il corpo del Beato Carlo Acutis; grazie ai nostri accompagnatori abbiamo quindi avuto una visione generale anche della vita di quest’ultimo, vissuto nell’amore di Dio e contemporaneamente vissuto come nostro coetaneo, legato alla tecnologia e alla modernità. Lo stesso giorno siamo partiti per il viaggio di ritorno, lasciandoci dietro una consapevolezza nuova, un’esperienza di vita e soprattutto tanto divertimento e tanta amicizia.

Personalmente mi sento di consigliare a tutti l’esperienza del Campo, non solo a chi è legato in modo particolare alla Chiesa e a Dio, ma anche a chi parte prevenuto e con ogni pregiudizio possibile perché, anche se solo in una piccola parte, lascia un segno in più dentro ognuno di noi.