Pane perso

Pane perso”: si glossa così (ma il suono è identico anche nel dialetto) per indicare quel personaggio che spreca il proprio tempo credendo di utilizzarlo nella giusta maniera. C’è “Pan-pers” che, strumentalmente, impiega quel tempo nel più spicciolo guadagno, e che ad una valutazione più attenta, risulta davvero inutile. Sono molti gli interpreti di tale sortilegio collettivo, che si ammantano della presunzione del sapere, di essere degli esperti, per poi propinarci le proprie scontate e quindi inutili peripezie linguistiche, di saperi decrepiti, insulsi e prossimi alla banalità.

il Bacco di Caravaggio

Il bestiario è variopinto e numeroso, la Tv generalista (di Stato e non solo) ne offre a iosa specie nel pomeriggio fino a sera, su canali incontrollati che nessun antitrust riuscirà ad alienare. Sgarbi, per esempio, (ora è anche sottosegretario alla Cultura) se utilizzasse il suo estro solo da critico d’arte non avrebbe gli ascolti (e i proventi) di quando interpreta invece il ruolo di nevrotico provocatore, di maleducato avvezzo alle parolacce. Ed inoltre accade di assistere pure all’ostentazione della “diversità” sessuale, esibita come una tendenza modaiola più che come dignitosa identità.

Ha scritto una economista indiana, Vandana Shiva, che “conservare la biodiversità è impossibile, finché essa non sia assunta come la logica stessa della produzione”. Spocchie ed urlatori di mestiere, il nulla pagato a caro prezzo da una civiltà che sprofonda nel turpiloquio. Abbiamo assistito inerti ad una campagna elettorale andata avanti per lunghi mesi fino allo sfinimento.

La tempesta di Giorgione

Ammonisce il filosofo Franco Bolelli che, se moltiplicassimo le ore al giorno per il numero di persone, avremmo una strage di potenziali risorse umane, assurdamente consumate in tempo ed energie, a parlare di dossier ed intercettazioni, di escort e barzellette, parolacce urlate e festini; conduttrici tv e celebrità costruite a tavolino (quanto è noiosa quella Berlinguer che ostenta il suo cognome, nel siparietto settimanale insieme al sedicente scrittore etilico); baruffe da cortile e poi tutto il volgare campionario della polemica politica. Ecco, se tutte queste cose decidessimo finalmente di ignorarle, e se questo tempo e queste energie li dedicassimo piuttosto a progettare, inventare, innovare, elaborare strategie economiche, sarebbe tutto davvero meno perso. Guadagnato alla civiltà.

Chiudiamo coi i versi di Anna Maria Carpi

Chi siamo, dove stiamo

Continente, città, casa, a che piano, e cellulare:

uno per uno ci ritroveranno,

noi sparsi fili, la notte del raduno,

fili pazzi, sfrangiati,

e passeranno a forza per la cruna

ad intessere

tappeti dell’eterno

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