Comunicato Stampa
«Esprimo piena solidarietà a Roberto Speranza per quanto avvenuto durante la sua audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid. La ricerca della verità è un dovere delle istituzioni, ma non può trasformarsi in una resa dei conti politica né in uno strumento di propaganda».

Lo dichiara il Consigliere regionale Piero Marrese.
«Occorre ricordare il contesto in cui furono assunte quelle decisioni. L’Italia fu il primo Paese occidentale a trovarsi ad affrontare una pandemia sconosciuta, drammatica e senza precedenti. In quei mesi non esistevano certezze, non esistevano protocolli consolidati e ogni scelta veniva compiuta sulla base delle evidenze scientifiche disponibili e delle indicazioni della comunità medico-scientifica nazionale e internazionale. Chi oggi giudica con il senno di poi dovrebbe avere l’onestà di riconoscere la straordinarietà di quel momento».
«Speranza, come l’intero Governo dell’epoca, si assunse responsabilità enormi in una fase in cui la priorità era salvare vite umane e tutelare la salute pubblica. Quelle decisioni furono assunte esclusivamente nell’interesse della salute delle persone, con l’obiettivo di proteggere i cittadini e salvare il maggior numero possibile di vite umane. Ed è un dato che non può essere ignorato: grazie alle misure adottate, alla campagna vaccinale e al lavoro straordinario del personale sanitario, il nostro Paese è riuscito ad affrontare una delle più gravi emergenze della storia contemporanea, limitando conseguenze che avrebbero potuto essere ancora più drammatiche».
«La Commissione dovrebbe servire a capire cosa ha funzionato e cosa può essere migliorato per affrontare eventuali emergenze future. Utilizzarla per colpire avversari politici significa tradire la sua funzione e mancare di rispetto ai cittadini che durante la pandemia hanno sofferto, perso affetti, affrontato sacrifici enormi e sostenuto con responsabilità uno sforzo collettivo senza precedenti».
«La pandemia è stata una delle pagine più dolorose della storia repubblicana. Per questo serve rigore, serve memoria e serve verità. Non servono processi politici. A chi in quei giorni si è assunto il peso delle decisioni più difficili dello Stato va riconosciuto il rispetto dovuto alle istituzioni e alla complessità di quella stagione».