Il consenso e il mestiere della Politica

La democrazia è una macchina il cui motore funziona con un solo carburante: il consenso. Infatti, il consenso è una singolare forma di energia che alimenta la vita associata del tutto irreperibile in natura allo stato puro.

Ernesto Calluori

Da sempre, ovunque, subisce processi di estrazione, raffinazione e manipolazione. Diversamente dal petrolio – per usare una metafora – il consenso non si esaurirà nè domani nè mai anche se cambia forma e luogo, e in ogni caso, come il petrolio ha i suoi pozzi che pompano per mano umana la sua rete di distribuzione e invadono il mercato. Eppure, il consenso è carburante che spesso ingolfa il motore e obbliga il conducente a prestazioni discutibili e inquina l’ambiente, quello umano s’intende. I partiti di una volta non ci sono più. Quelli di una volta erano insieme anima e istituzione, erano il luogo del potere e dei valori, amati o odiati erano comunque la casa del comune cittadino come della classe dirigente e costituivano l’indirizzo cui tutte le istanze della società venivano inviate e pervenivano.

Successivamente, dal meglio della società italiana, i partiti politici andavano a identificarsi e a raccogliere il peggio: l’affarismo, la clientela, l’irresponsabilità. Nel Paese viaggiava il bisogno di legalità che qualcuno ha definito “giustizialismo“, quella voglia indistinta di fargliela pagare a “quelli del potere“. Nel fiume in piena, affogarono tutti i partiti. Divenne obbligatorio riferirsi a quella che venne denominata società civile battezzando, così, un travestimento tra professionisti e dilettanti della politica, purché non di partito. Siamo, oggigiorno, in una situazione in cui la caduta delle ideologie ha aperto la strada alla frana delle idee da ignorare quale sia il vero collante che tiene insieme una forza politica e quale sia l’omogeneità dei suoi gruppi dirigenti. Non sembri paradossale in cui ogni sigla in campo e in competizione faccia sforzi immani per affermare quella che chiama appunto la sua “identità“. Un frenetico agitarsi di cui non ci sarebbe bisogno se i partiti fossero sicuri nella loro identità di valori e di programma. I valori restano dunque una bussola per potersi muovere in questo mondo per riconoscersi similmente o lontani politicamente e culturalmente. Ma essi, tutt’ora, non consentono di disporre di una mappa esatta, dei luoghi dell’agire e del pensare, perfino del sapere. Fin quì gli incerti contorni della politica.

 

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