STORIA di una classe politica : I DEMOCRISTIANI

E’ il maggio del 1992, quando la Procura di Milano invia al sen. Severino Citaristi, tesoriere della Democrazia cristiana il primo avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta su Tangentopoli che scatenerà una tempesta giudiziaria sullo Scudo crociato.

Ernesto Calluori

Antonio Ghirelli, giornalista, saggista e scrittore nonché attento osservatore della politica nazionale, ricostruisce con il suo libro “I Democristiani“ il percorso individuale e pubblico degli esponenti democristiani che, nel corso degli anni, hanno dato un’impronta fondamentale al partito e rievoca i momenti cruciali di cui sono stati protagonisti. Con lucidità d’analisi e stile arguto, Ghirelli ripercorre le gesta di un’intera classe politica, mettendone in luce i pregi e i difetti. Il 25 ottobre 1924, quattro mesi dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, dalla stazione Termini, diretto a Londra si muove un treno su cui viaggia un pioniere, un prete siciliano, alto e smilzo, che non si sta recando a un pellegrinaggio: è don Luigi Sturzo da Caltagirone, teologo, sociologo, organizzatore politico, fondatore nel 1919 del Partito popolare italiano.

don Luigi Sturzo

Il sacerdote-deputato, che sta andando in esilio, anche se si parla ufficialmente di un viaggio di studio, è munito di passaporto vaticano. A suggerirgli la trasferta è stato il Cardinale Pietro Gasparri, segretario di Stato della Santa Sede, il quale si dice allarmato per le voci di un attentato che gli squadristi starebbero organizzando contro don Sturzo per punirlo della sua ostinata opposizione al nascente regime. In realtà le cose stanno diversamente. Il Cardinale, che in principio ha salutato con simpatia la fondazione del Partito popolare, ha cambiato idea per una ragione squisitamente politica condividendo l’accordo con quei dirigenti popolari che premono per la collaborazione tra cattolici e fascisti in nome dell’Ordine, della Patria e della Fede.

Alcide De Gasperi

Gasparri ha colto al volo i segnali che gli ha rivolto Mussolini, lasciando capire di essere disponibile a una soddisfacente soluzione dell’annosa questione romana, a condizione che la Santa Sede gli garantisca il consenso delle masse cattoliche sottraendole alla forte influenza del prete di Caltagirone. In una lettera da Londra ad Alcide De Gasperi, dichiara che i paterni consigli del segretario di Stato sono presentati come puri e semplici “ricatti”. L’accenno a De Gasperi dimostra, in fondo, che l’esilio legherà il fondatore del Partito popolare alla ridotta pattuglia di dirigenti tanto schiettamente antifascisti quanto profondamente religiosi. Essi cominceranno a tessere la tela in patria e in esilio a partire dalla primavera del 1942 alla rinascita di un nuovo partito cattolico, la Democrazia cristiana che si dissolse mezzo secolo più tardi cioè nell’ anno 1992.

 

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