Aldo Moro: l’arte della Politica

Ernesto Calluori

Antonio Ghirelli, attento osservatore della politica italiana, descrive con stile arguto le gesta di una classe politica mettendo in luce i pregi e i difetti degli esponenti democristiani soffermandosi nel suo libro “Democristiani“ su Alcide De Gasperi, che con Palmiro Togliatti e gli altri padri della Costituzione gettò le basi dell’Italia democratica, dopo venti anni di dittatura. Descrive, inoltre, le vicissitudini di altri “cavalli di razza“ come Amintore Fanfani ; Giulio Andreotti; Aldo Moro, fautore del dialogo con il PCI e del compromesso storico, motivo per cui sarà assassinato dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978.

Come accadrà a molti futuri dirigenti della Democrazia Cristiana, la giovinezza di Moro è plasmata soprattutto dalle organizzazioni cattoliche. Più tardi, quando entrerà nella Fuci – una comunità religiosa, culturale e politica – sarà decisivo l’incontro con don Battista Montini. Che Moro sia tra i giovani più ambiziosi e preparati lo dimostra anche la brillante carriera accademica.

Nel ’38 si laurea con la tesi sulla capacità giuridica penale con il massimo dei voti che gli valse l’incarico di assistente volontario del suo relatore. Nel giro di tre anni alla libera docenza in diritto penale. Nell’ arte della politica, comunque, compie in breve tempo grandi progressi. Presidente del gruppo parlamentare per due anni. Rientra nel governo come Ministro con Antonio Segni al dicastero di Grazia e Giustizia e successivamente alla Pubblica istruzione.

Aldo Moro e Enrico Berlinguer

Nella consultazione del 1958 è capolista nella circoscrizione pugliese con oltre 150.000 voti di preferenza, e dieci mesi dopo viene eletto segretario del partito. Aldo Moro nasce da una modesta famiglia di borghesi, trascorre la giovinezza a Bari studiando e pregando. Concepisce la politica come arte, la cautela della mediazione o l’espediente del rinvio allo scatto bruciante della decisione. Seguire il percorso di Moro non è facile ed è per questo che la presente narrazione è riduttiva, per il tumulto di tante contraddizioni che domina il ruolo indiscusso avuto e il decennio che va dalle dimissioni del governo Moro-Nenni al sequestro e poi alla esecuzione del grande Statista.

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