Il Fuoco di Natale nel mio paese

Stralcio e sintesi dello studio tratto dall’opera di prossima pubblicazione “LE TRADIZIONI POPOLARI DI SAN BENEDETTO ULLANO: RICERCHE ETNOGRAFICHE 1979-1992” di pagine 632.
La raccolta e l’accensione dei ceppi in occasione delle feste di fine anno resta vitale a San Benedetto Ullano (Shën Benedhit).
S. Benedetto Ullano
Si tratta di una pratica rituale che affonda le sue radici in remote feste pagane precristiane celebranti la luce che trionfa sulle tenebre, ma anche il calore del focolare domestico che si espande a tutta la collettività.
E’ credenza popolare che il falò accompagni con il suo bagliore la nascita di Gesù e con la Natività si apre un nuovo ciclo vitale, mentre il vecchio finisce di consumarsi tra le fiamme. In realtà questa interpretazione sminuisce i reali significati di tali riti ignei.
Il falò acceso la sera della vigilia della festa, svolge una funzione purificatrice e rigeneratrice il cui significato originario era una perfetta teofania che si realizzava attraverso l’adorazione del fuoco, uno status liminale in cui la comunità cade ed esorcizza.
E’ consuetudine che il grande falò natalizio, “Fungarena” venga acceso nel centro del paese, anticamente Piazza del Parlamento (Piazza Corsini, oggi), alle prime ore del calar della sera.
Nei giorni precedenti, giovani e ragazzi sono intenti a raccogliere nell’intero territorio, legna e frasche per essere accumulati in mezzo alla piazza. Anticamente ogni famiglia, lasciava un pò di legna da ardere davanti alle rustiche case per poi essere prelevata da frotte di giovani.
Era anche consuetudine prelevare il “tizzone divino” dal fuoco, per accendere nella propria casa, nelle prime ore del giorno di Natale, il focolare domestico con funzione purificatrice e rigeneratrice.
La tradizione popolare vuole, inoltre, che nella notte di Natale le fattucchiere siano propense a svelare alle giovani donne i segreti occulti dell’arte di guarire, rivelando le formule degli scongiuri con le preghiere di guarigione per spezzare malefici e malattie.
La più antica notizia dei fuochi in Calabria Citra risale al 1456, anno in cui un apposito registro aragonese delle tasse [El ligistro de la polise de lu foculeri de Natale de lanno quinte indictionis (1456-1457)], pubblicato in Fonti Aragonesi, Serie II, vol. V, Napoli 1968, p. 191, attesta che i casali pagano ben 82 ducati, 4 tarì e 14 grana e mezzo ´per lo foculeri de Natale”. Il balzello veniva sborsato al Regio Tesoriere del Ducato di Calabria.

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