Non voglio morire nelle mani di Berlusconi

Il 13 aprile del 2006 mia madre scrisse a Piero Fassino, segretario dei Democratici di Sinistra, invitandolo a formare con urgenza un governo di centro-sinistra, perché, essendo una vecchia compagna di 88 anni che vede la sua fine avvicinarsi giorno dopo giorno, non vuole morire nelle mani di Berlusconi. Con molto rispetto e infrangendo la mia riservatezza pubblico su questo giornale la sua lettera integrale.

A distanza di oltre 15 anni la stessa raccomandazione questa volta la faccio io a Salvini e alla Meloni: non voglio vivere in un Paese il cui Presidente della Repubblica è un cittadino che ha riportato una condanna penale. Il motivo, al di là delle diverse posizioni politiche, è che mi sentirei di fottere che un siffatto cittadino occupasse il vertice delle istituzioni repubblicane e io, docente presso la scuola media statale di Francavilla sul Sinni intorno agli anni ’90, mi sono visto negare il permesso per entrare nella ex Jugoslavia (dovevano visitare con gli alunni le grotte di Postunia) perchè avevo un processo penale in corso per questioni amministrative (assolto poi con formula piena).

Non è possibile fare una proposta del genere, pensateci bene onorevoli responsabili delle sorti dell’Italia. Siate uomini e donne responsabili perchè oramai siete maggiorenni.

Il popolo italiano ha bisogno di un presidente della Repubblica che sia una guida morale e ossequioso delle leggi dello stato.

Con l’occasione voglio rivolgere un pensiero di ringraziamento alla mia adorata mamma che è venuta a mancare il 28 gennaio del 2016. Ti ringrazio, mamma mia, perchè hai saputo fare la mamma e anche il papà, perchè hai impersonificato il rispetto dei valori quale l’onestà, l’integrità morale, il voler bene al prossimo; hai provato più gioia nel dare che nel ricevere. Infatti, non dimenticherò mai quando, sebbene ci trovassimo nelle ristrettezze più gravi, donavi il “pane di Sant’Antonio” ai più indigenti del paese (quanta miseria c’era) e quando nella nostra famiglia ospitavi tanti amici dividendo quello che c’era e offrendo soprattutto gentilezza, calore umano e tanto sorriso nell’accogliere tutti.

Guglielmelli Giovannina vedova Fortunato

Ti paragono alla vedova di Zarefat e posso affermare che molti, anzi moltissimi, ti hanno voluto bene in ossequio all’insegnamento evangelico: “aver cura degli orfani e delle vedove nella loro tribolazione“. (Giacomo 1: 27).

Quella lettera che scrivesti, cara mamma, la considero un testamento della tua integrità morale alla stessa stregua della decisione della regina Elisabetta di Inghilterra di togliere tutti i titoli militari al suo terzo genito, perché sottoposto a procedimento penale, per mostrare al popolo inglese che la monarchia non tollera e giustifica azioni immorali.

Sono sicuro che se la mamma di Berlusconi fosse ancora in vita avrebbe detto a suo figlio mettiti da parte perchè alla luce di quanto hai commesso non puoi rappresentare il popolo italiano.

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