Tangentopoli 30 anni dopo finite le indagini ma non le corruzioni

Oggi, più di trent’anni da quel 17 febbraio 1992 che ha dato inizio alle indagini e all’inchiesta con il nome di Mani Pulite. Sono stati anni difficili che il pool della procura di Milano ha smascherato un sistema criminale che coinvolgeva tutto l’arco politico parlamentare dell’epoca.

Ernesto Calluori

Che cosa è successo? Le indagini hanno portato a fare emergere un vasto sistema corruttivo chiamato Tangentopoli da ricevere una eccezionale risonanza mediatica e popolare nonché internazionale. Le indagini man mano perseguite contribuirono alla scomparsa di molti partiti e alla perdita della loro centralità tra cui la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Liberale, il Partito Socialdemocratico. Altri, compreso il Partito Comunista, hanno cambiato completamente nome e fisionomia.

Intanto, sono scomparsi alcuni personaggi che avevano dominato la vita politica del Paese, fra tutti Bettino Craxi. La scintilla parte quando un imprenditore di una società di pulizie si sente dire dal presidente socialista Mario Chiesa, del Pio Albergo Trivulzio, che per vincere l’appalto e lavorare avrebbe dovuto pagare una somma irrisoria di sette milioni di lire da cui parte un terremoto di proporzioni enorme. Le indagini erano condotte da tre giudici: Di Pietro, Davigo e Colombo. Alle indagini seguironoo i processi abbastanza presto e la percentuale iniziale di assoluzione fu intorno al 4%. Le reazioni delle persone coinvolte sono molte diverse e comprendono, purtroppo, anche la tragica decisione di togliersi la vita.

Le morti di Amorese, Moroni, quelle dell’ex presidente dell’ENI Cagliari e dell’imprenditore Gardini, sono stati eventi drammatici. A dicembre 1992 viene emesso il primo avviso di garanzia nei confronti di Bettino Craxi ed è l’inizio della fine di quella impropriamente detta della “Prima Repubblica”.

Colombo- Di Pietro- Davigo

Le elezioni politiche del 1993 che avevano visto un calo delle forze politiche di maggioranza e di sfiducia dell’elettorato, spinsero il nuovo presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro di affidare l’incarico a un altro esponente socialista Giuliano Amato. Alla fine della fiera, ci sia consentito una qualche riflessione nel senso che si fa fatica a immaginare: i computer avevano una memoria fissa di soli 20 MB; non esisteva Internet quindi non c’era Google e Wikipedia e i mezzi molto più limitati rispetto a oggi. Però, le vicende della storia che è maestra di vita, ci ripresenta due personaggi di quel tempo. Giuliano Amato, pres. della Corte Costituzionale e Piercamillo Davigo, entrambi al centro delle cronache di queste ore, il primo per alcuni referendum bocciati, il secondo indagato.

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