Giuseppe Di Giacomo
Un’intensa ed emozionante conversazione alla scoperta dell’universo creativo di uno degli artisti più rappresentativi del borgo dauno, capace di trasformare il legno, la pietra e i ricordi della tradizione in autentiche opere d’arte cariche di devozione e identità territoriale.
Nel suggestivo scenario di San Marco la Catola, piccolo ed affascinante borgo in provincia di Foggia, l’artista autodidatta Celestino Antenucci si racconta a tutto tondo. Attraverso le sue parole ripercorriamo la genesi della sua vocazione artistica: da una passione per il disegno nata già all’età di sei anni fino alla scoperta del talento scultoreo, maturato verso i 24 anni ed espresso lavorando materiali pregiati come il legno d’ulivo, la radica erboria e la pietra.
Nel corso dell’intervista si approfondiscono diversi aspetti della sua produzione:
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Arte Sacra e Devozione: Il profondo legame spirituale che ispira la realizzazione di sculture e dipinti raffiguranti Padre Pio, Gesù, la Madonna e il Crocifisso.
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Paesaggi e Tradizione: L’ispirazione tratta dalla vita tranquilla del paese, dai vecchi casolari, dai paesaggi pugliesi e dai cavalli, fino all’omaggio alla celebre “Giostra della Jaletta” (la storica rievocazione e giostra equestre medievale che si tiene ogni 20 agosto) per la quale l’artista crea caratteristici souvenir artigianali.
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Artigianato d’Eccellenza: La passione per la creazione di pipe in legno intagliate a mano e oggetti d’arte unica.
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Il messaggio ai giovani: Un caloroso invito rivolto alle nuove generazioni ad avvicinarsi all’artigianato e al disegno, per mettersi alla prova e riscoprire talenti artistici nascosti.

Un ascolto prezioso per chiunque ami l’arte genuina, l’artigianato e le storie di valorizzazione culturale legate al territorio pugliese.
(INTERVISTA DI CARMEN PICCIRILLO A CELESTINO ANTENUCCI)
Allora Celestino, benvenuto! Come nasce la tua grande passione verso l’arte e soprattutto quando hai cominciato a capire che l’arte sarebbe diventata poi la tua vita?
«La mia passione è nata da bambino. Ho cominciato a disegnare già da sei anni. Ho visto… ho continuato, mi è piaciuto sempre disegnare e poi negli anni mi sono accorto di avere un altro dono, quello della scultura, e ho cominciato sul legno. E poi, piano piano, anche sulla pietra.»
Molti tuoi lavori rappresentano proprio tematiche sacre. Abbiamo visto la Madonna, Padre Pio, molti volti di Gesù. Appunto, quale messaggio vuoi veicolare attraverso queste figure così significative?
«Beh, è una cosa che ho dentro io, che mi ispira a creare immagini sacre come molte immagini di Padre Pio, di Gesù… Infatti ho fatto molti lavori sul legno di Padre Pio e anche sulla pietra. Immagini di Gesù, e quindi mi piace sempre… anche il Crocifisso… Sono molto… sono molto devoto, diciamo.»
Alcuni dipinti rappresentano la natura. C’è un collegamento con la tua realtà, che è questo bellissimo borgo della Puglia che è San Marco la Catola di 700 abitanti?
«Sì, certamente. Qui siamo in un luogo pieno di pace, viviamo veramente molto bene. Ci dobbiamo ritenere fortunati a stare qua e mi ispiro molto a questa natura di questo paese e a molti casolari antichi che c’erano una volta. Mi ispirano tanto anche i cavalli, infatti ho fatto tanti quadri sui cavalli, e su molte cose medievali e altro molto eccetera, diciamo.»
A tal proposito, di recente hai creato un souvenir molto interessante che è la Giostra della Jaletta, che sarebbe un gioco equestre che si tiene qua ogni anno ad agosto. Vuoi dirci qualcosa a riguardo?
«Sì, questa è una festa molto rinomata. Ogni anno, il 20 agosto, facciamo questa bellissima festa medievale. Sono molto ispirato da questa festa, la Jaletta si chiama. Consiste in un secchio con un buco sotto, di cui il cavaliere deve, con una verga — sarebbe una mazza — centrare il buco. E quindi ho fatto molti souvenir per San Marco per ricordare ai turisti che vengono al nostro bellissimo paese.»
Celestino, gli apprezzamenti più belli che hai ricevuto ad oggi da tutti coloro che hanno apprezzato, ma soprattutto acquistato le tue opere?
«Sì, mi fanno molti complimenti, sono affascinati… sono molto contento dei miei lavori e ringrazio tutti quelli che mi sostengono. Sono molto soddisfatto dei miei lavori.»
Tu sei un autodidatta, giusto?
«Sì. È una passione che avevo e che ho scoperto anche un po’ tardi, diciamo dopo 24 anni ho cominciato a scolpire, se no potevo cominciare anche prima. Comunque ho fatto moltissimi lavori dal ’95 al 2026, diciamo ho fatto moltissimi lavori sia d’arte che d’artigianato. Mi sono diletto anche sulle pipe, che è un settore che va molto…»
In legno.
«Sì, sempre legno d’ulivo e legno radica erboria.»
Prossimi progetti artistici in cantiere?
«Ho molte cose in testa, veramente adesso non so ancora spiegare bene cosa voglio esprimere.»
Per concludere Celestino, un messaggio che in qualità di artista senti di veicolare ai tanti giovani che si affacciano alla bellezza intesa come cultura, intesa come arte, affinché possano credere nei loro sogni. Tu sei un esempio e i risultati sono sotto gli occhi di tutti di quello che sei riuscito a realizzare. Qual è il messaggio che intendi lanciare?
«Beh, io incito i ragazzi a praticare un po’… magari di cominciare con l’artigianato, perché se uno ha una vena artistica la può riscontrare facendo già artigianato o disegno. Perché uno può avere una dote e non saperlo, e quindi è meglio provare per vedere se uno riesce a fare qualcosa, se ha una vena artistica.»
Grazie all’artista Celestino Antenucci e complimenti per i tuoi lavori.
«Grazie mille Carmen Piccirillo!»
