UNIONI (IN)CIVILI : J’Accuse

Beatrice Ciminelli
Beatrice Ciminelli

Ebbene sì, ha avuto il placet, è legge. Si scrive unioni civili, si legge pastrocchio. Di cosa stiamo parlando? Di evoluzione, è chiaro, dell’Italia che si allinea al resto dei Paesi civili. Bene, benissimo. Entriamo “in medias res”. Due istituti completamente diversi per le coppie omosessuali e per quelle etero che non intendono sposarsi, ma solo convivere. Dal codice civile prendiamo quello che ci va, togliamo quello che non ci va.

Come il matrimonio, l’unione si costituisce di fronte all’ufficiale di stato civile, alla presenza di due testimoni ed è iscritta in un registro comunale. Ci si chiede se le parti, per la scelta del cognome da adottare in caso di coppia omosessuale lanceranno in aria una moneta.

Per la successione valgono le norme in vigore per il matrimonio: al partner superstite la legittima, cioè il 50% e il restante agli eventuali figli. In caso di morte di uno dei due partner, l’altro ha diritto di subentrare nel contratto di locazione. Se il “de cuius” è proprietario della casa, il convivente superstite ha diritto di continuare a vivere in quella casa tra i due e i cinque anni, a seconda della durata della convivenza.

Sono riconosciuti alla coppia i diritti di assistenza sanitaria, carceraria, unione o separazione dei beni e i doveri previsti per le coppie sposate. Non c’è obbligo di fedeltà, quella la riserviamo agli ingenui che scelgono le tenaglie del matrimonio. Suvvia, il codice del ’42 è vecchiume.

Udite, udite, in caso di scioglimento si applicano “in quanto compatibili” le norme della legge n. 898/ 1970 sullo scioglimento del matrimonio, ma non sarà obbligatorio il periodo di separazione.

Ah, in proporzione alla durata della convivenza, possono chiedervi gli alimenti. Dite che vi conviene?

Le norme sulla stepchild adoption sono state stralciate. Restano le norme vigenti in materia di adozione. Menomale. Anche un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora esatta.

Per il fronte arcobaleno ovunque ci siano affetti c’è famiglia ed è dunque “necessario” introdurre un’equiparazione per le coppie omosessuali, parificandole de facto alla famiglia naturale, anche se questo significa sovvertire le leggi di natura, arrecando un vulnus al diritto di famiglia.

Che persone dello stesso sesso possano “sposarsi” ed “avere figli” sta alla biologia, all’antropologia, al diritto, come “due più due fa cinque” sta all’aritmetica. Frasi grammaticalmente esatte che non hanno alcun riscontro nella realtà. Imporre ciò che non è reale per legge, pretendendo che esso abbia lo stesso valore giuridico di ciò che è reale è l’ultima frontiera della tirannide del numero: un potere totalitario, a legibus solutus, prometeico, in grado di plasmare l’esistenza sulla base del capriccio e del desiderio.

Se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo”, però, perdonami Faber, J’accuse.

  1. La fede è uno strumento molto potente: consola, rassicura, da certezze. E fin qui tutto bene. Beati coloro i quali nella fede incontrano consolazione, guida nell’intricato ed incerto cammino della vita e soprattutto la certezza di essere nel giusto. Ed anche fin qui tutto bene.
    Ma non si può non tenere in conto, e soprattutto non può farlo uno Stato, che la fede è fatto personale.
    Il legislatore deve riconoscere le diverse coscienze, i diversi convincimenti e deve garantire libertà ed uguaglianza di diritti per ciascuno di essi. Come si ottiene tutto questo? Attraverso il confronto tra i nostri rappresentanti che sono, tra l’altro, rappresentazione delle diverse coscienze. E sulla base di questo confronto si “prende quello che ci va e si toglie quello che non ci va”, lo si sottopone ai voti e la maggioranza vince. Il risultato è il meglio che ci possa essere?
    Probabilmente no. Ma è frutto del dibattito democratico in seno ad uno Stato laico. Stato che tra l’altro ci da la possibilità di proporre referendum abrogativi. Avremmo le stesse opzioni in uno stato teocratico?

    1. sig. Giacinto Grimaldi . Il suo ragiomamento è apparentemente logico ma di fatto errato! la maggioranza non nasce da un confronto ma da una imposizione data dal numero e, mi creda, non è certo che il numero più elevato di teste abbia per forza ragione… anzi spesso è vero il contrario… altrimenti dovremmo dedurre che le mosche abbiano ragione a svolazzare sul letame e che quest’ultimo sia buono. Comunque sappia che esiste un corettivo a questo assurdo sistema: una maggioranza per quanto qualificata non potrà mai disporre dei diritti assoluti ed inalienabili… dei diritti naturali di nessuno… neppure di quelli di una minoranza. Non sono parole mie ma della nostra Corte costituzionale che a sua volta richiama quella europea . il diritto naturale prevale su quello positivo. la democrazia reale non è nei numeri lo sappia! la democrazia esiste solo quando il cittadino ha pari diritti (e quindi quando non se ne creano di nuovi in capo a taluni… gay islamici etc etc) e quando lo stato garantisce la tutela effettiva e giurisdizionale dei diritti e degli interessi del cittadino. poi si potrà anche discutere su chi sia cives e chi non lo sia. sulle differenze fra il suddito ed il cittadino o fra questo e lo straniero.

      1. Il suo paragone tra la maggioranza dei cittadini ( che puó essere fallace, per caritá) e le mosche che svolazzano sul letame é illuminante: siccome la massa non é in grado di decidere cos’é buono e cosa no necesita di una entitá superiore, un superuomo(?) che la guidi la indirizzi verso il percorso corretto. Ho estremizzato l’estrapolazione?

        1. P.S.: Una domanda: in cosa i diritti acquisiti dalle coppie di fatto ledono i diritti della famiglia tradizionale?

          1. Qui Grimaldi denota di aver ulteriormente ristretto il campo della sua ignoranza anche al diritto.
            Avevo tantato, aimè invano, di spiegarle i cd diritti quesiti ossia i diritti già acquisiti da terzi. Ancora una volta estrapola maldestramente le mie affermazioni. Non ho mai affermato quato scrive ma ho scritto che la normativa de qui sia scritta con i piedi, inutile e contraria al nostro ordinamento; tuttavia le rispondo. Ad esempio tizio coniugato con Gaia, durante la separazione, contrae Unione civile con Sempronio e, non essendo obbligatoria Irma alcuna forma di fedeltà con alcuni dei due soggetti intrattiene rapporti con Guendalina, trans brasiliana. nelle more rompe il patto civile ed inizia a convivere con Guendalina e va in pensione. mi ripartisce ora la liquidazione e gia che c’è la proprietà, possessobedbuso dell’appartamento di proprietà. mi indichi cortesemente anche la normativa di riferimento dei calcoli , già che c’è.
            Ma non si stufa di essere sempre nel torto?

        2. No Grimaldi, non ha estrapolato, semplicemente non ha compreso; ma è ovvio che non si è ancora abituato all’idea; dovrebbe.
          Una tecnica dialettica tanto errata quanto perdente è quella di attribuire all’interlocutore frasi o concetti mai espressi.
          Ho scritto che non sempre la maggioranza ha ragione. Ad esempio Hitler venne eletto con una maggioranza schiacciante. A casa mia, poi, dare del nazista a qualcuno è ancora una offesa; attendo le sue scuse ufficiali.
          Il suo esempio, infine, dimostra anche ignoranza, nella sua esatta accezione di non conoscenza non solo dell’interlocutore ma anche della filosofia, in particolare di Nietzsche. Quindi, in sinstesi, è evidente che il mio interlocutore sia scorretto (poiché mi attribuisce frasi non mie), ignorante (in campo filosofico e storico, e maleducato poiché mi da, neppure tanto velatamente, del nazista.
          Ho smesso, da tempo, di combattere guerre di intelletto con persone disarmate.
          La saluto.

          p.s. le consiglio vivamente di porgere scuse pubbliche per avermi dato del nazista. Le conviene.

          1. Lungi da me l’idea di offenderla. Se così si è inteso non ho alcun problema in porgere le mie scuse. La mia era un’estrapolazione estrama basata sul paragone, mi permetta, altrettanto estremo tra la maggioranza e le mosche sul letame. Paragone estremo perchè tra esseri pensanti ed insetti. Ribadisco: nessuna intenzione di offendere la persona. Si di dibattere sui contenuti. Sono sicuro ció valga anche dalla’altra parteLa saluto.

  2. E chi ha parlato di fede o di Stato teocratico? La libertà è autonomia, non anomìa. Uguaglianza? Purtroppo non si possono fare parti uguali tra disuguali, ma soltanto tra eguali.
    La democrazia resta la peggior forma di governo e la produzione legislativa aumenta in proporzione alla corruzione dei costumi di un Paese. Così è, anche se non vi pare.

    1. Ammmiro le sue certezze assolute.
      Io questa, posso sbagliare, ma la chiamo fede (religiosa, política, entrambe).
      Trovo, inoltre, interessante la sua posizione sulla democrazia. Mi chiedo e le chiedo, qual´é, a suo modo di vedere, la miglior forma di governo.
      Lei parla di corruzione dei costumi. Da uomo del dubbio quale sono, io vedo cambiamenti nei costumi. Ciascuno ha poi il diritto di valutare, sulla base delle proprie convinzioni, la natura questi cambiamenti.
      Continuo, peró, a pensare che uno stato abbia un compito che va al di lá del mero giudizio sui cambiamenti.

      Saluti

      1. L’alternativa non è fra dubbi e certezze ma consiste nella capacità di saper risolvere i primi o rivedere le seconde. La legge è spesso la cristallizzazione nel tempo della morale corrente e qui nasce il vero problema. la morale spesso muta nel tempo e nella geografia. ciò che è lecito in Italia non lo è altrove.. ma anche ciò che ieri era vietato domani potrebbe non esserlo. Pertanto l’uomo, che per sua natura necessita di certezze, non può affidarsi ad una morale mutevole bensì ad un insieme di valori stabili ed assoluti ossia alla Latina… sciolti da qualsivoglia contesto. Questi sono i valori della religione. i valori dello spirito e dell’anima i valori di una fede politica. La lascio ai suoi dubbi e mi tengo le mie piccole certezze.

        1. Sono d´accordo con lei: la morale muta nel tempo e nella geografía.
          Aggiungo: per fortuna. Dal mio punto di vista la revisione delle certezze scientifiche, morali, religiose , politiche ( se ne possono aggiungere numerose altre) genera l’evoluzione.

          1. Simpatico… è proprio ciò che sostengono non solo i sostenitori della teoria della terra piatta (o Cava i fondava) ma anche i negazionisti ed i revisionisti i tutti coloro che applicano il cd relativismo culturale. E , poi, dava del nazista a me.

  3. L’autrice, probabilmente per non infierire, ha sorvolato un punto fondamentale; la normativa non tiene conto dei diritti quesiti, ossia già acquisito da terzi; in poche parole dei doveti verso eventuali precedenti partner, magari fa matrimonio. Introduce, inoltre, come già stigmatizzato, una ingiustificata disparità fra i cittadini, quando il principio generale dovrebbe essere quello che le norme siano generali ed astratte.La legge, infatti, non dovrebbe considerare neppure le differenze fra orientamenti religiosi, politici, sessuali… al più dovrebbe rimuovere gli eventuali ostacoli, ma tant’è.
    La democrazia, infine, non è la regola ma a livello mondiale costituisce una anomalia che ‘colpisce’ neppure il 20% della popolazione mondiale. tuttavia qui si confonde democrazia con demagogia, una sua degenerazione, e quindi con populismo. Per non passare da cattivi si sono introdotti nuovi diritti attribuendoli a taluni e solo in base sll’orietamento sessuale, rectius, ad una deviazione. In poche parole come si fosse attribuito un diritto in più ad un malato di polmonite . per evitare le discriminazioni di è quindi rimossa la parità finendo con attribuire alla presunta parte debole più diritti di quelli spettanti ai più!

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